L’Esperto

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Esistono parole che sono tanto speciali da descrivere anche i sottintesi, le pieghe nascoste del loro significato. Una di queste parole è “esperto”. Se un giornalista vi presenta Luca Rossi, professore ordinario di qualcosa all’Università di … vi da una misura con la quale valutare l’autorevolezza delle opinioni espresse; per carità misura imperfetta perché, come certi “esperti di terrorismo” nelle TV ticinesi che commentavano l’attentato alla Manor di Lugano, l’appartenenza al corpo docente di una sconosciuta università qualche dubbio dovrebbe porlo agli intervistatori. Ma tant’è, un curriculum di tutto rispetto sul tema, una cattedra universitaria o qualche pubblicazione edita da riconosciute e autorevoli case editrici è di per sé un biglietto da visita che impone di leggere o ascoltare con interesse. Investire il proprio tempo.

Tuttavia che dire di quando il titolo che accompagna l’intervistato si limita ad “esperto”? Io che so accendere un computer in un gruppo che non sa accendere un computer ascendo la scala dell’onore sino al titolo di “esperto”, ma non lo sono, sono il “piu esperto” o sono “piu esperto di”, non certo posso fregiarmi di una E maiuscola.

Dopo due anni di pandemia e con una terza guerra mondiale alle porte sarebbe il caso che il giornalismo ticinese si decida a crescere ponendosi come obbiettivo quello di diventare fonte autorevole. Certo nessuno chiede ad un lembo di terra abitato da trecentomila anime di esprimere quotidiani del calibro del Washington Post o del New York Times, né telegiornali di autorevolezza simile alla BBC, ci si accontenterebbe di non dover leggere “il giornalino della sagra del asparago”. Una modo per cominciare questo percorso potrebbe essere intervistare e dare voce solo e solamente a persone autorevoli e che autorevoli lo siano per superiore investitura e non certo per ostentata autoreferenzialità. Ieri su un quotidiano regionale molti di voi avranno letto un’intervista di approfondimento, intervista ad un esperto che ha addirittura scritto un libro per spiegarci aspetti di questa guerra. Il mio naso ha cominciato a pizzicare e ho inserito il nome di questo “esperto” in Google. Bene.

Il profilo Linkedin già evidenzia gravi lacune nel curriculum, anche se dovremmo dire che manca anche la più banale evidenza di conoscenze e competenze che lo qualifichino come tale, ma il top, la parte migliore sono le pubblicazioni numerose, notevoli, ma quasi introvabili. Amazon ne riporta cinque, tutte non disponibili, anche un secondo sito ha la stessa sfortuna, mentre finalmente troviamo un sito che permette di ordinarne alcuni, ma non inerenti all’argomento di cui sarebbe “esperto” e allora cerchiamo direttamente sul sito dell’editore e sorpresa delle sorprese, l’editore è lo stesso autore. Magia! Il sito si limita a rimandare al blog dell’autore nel quale i libri possono essere acquistati e sono anche recensiti da lettori e partecipanti ai corsi, una lista di virgolettati anonimi o al più accompagnati da un “lettore verificato”.

Ora potrei essere decisamente più antipatico, ma il mio intento non è attaccare questo o quel presunto esperto, la mia è la speranza che in questo cantone chi dovrebbe essere motore di crescita culturale si decida ad esserlo ed abbandoni il giornalismo da sagra.

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