Lo stalker omicida a cubetti

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La cronaca nera è una colonna portante del redazionale di quasi ogni testata. Ed è dannatamente importante informare i lettori di ciò che avviene nei limiti del possibile.

Stavolta il caso riguarda un uomo, un 23enne turgoviese che era ossessionato da una ragazza che viveva in Germania. Alla fine il tragico epilogo, il giovane, dopo avere ucciso la donna si è tolto la vita.

La stampa, che solitamente sbatte il mostro in prima pagina senza tante remore, questa volta è stata curiosamente gentile, non pubblicando la foto dell’uomo. Oddio…in realtà l’hanno pubblicata, ma con il volto scomposto a cubetti da quei filtri appositi che servono a cancellare i connotati. Un filtro bello tosto si vede, perché il volto è riassunto in poco più di una trentina di pixel, o cubetti se preferite. 

La foto è stata usata da Tio, ma anche da altre testate. Ora io sarò particolarmente tardo, ma non capisco l’utilità di mettere 32 cubetti di varie tonalità di rosa come foto a commento di un articolo.

Le redazioni dei giornali, hanno ovviamente degli archivi, con immagini che possono fungere da generici per certe notizie. Soprattutto le notizie di nera, dove non si possono usare le foto degli indagati o delle vittime. Ecco allora, che nei meravigliosi archivi di immagini troviamo foto generiche o composizioni a corredo della violenza sulle donne, dell’omicidio, del furto e così via. 

Dunque mi sfugge il perché, per questo caso si sia deciso di fare una specie di memory rosa al posto di usare una di quelle mirabolanti immagini che grafici e fotografi preparano appositamente. Cioè, io non è che voglio vedere la faccia di quel tizio per forza, ma neanche dovermi immaginare quale pixel è l’occhio destro e quale è la bocca. Posso andare per deduzione, ma per tanto così si poteva mettere un quadro d Pollock, che almeno era arte.

Io che bazzico mio malgrado nel mondo dell’editoria, a volte sono confrontato con questi fantastici misteri, che al pari delle piramidi o delle avventure del conte di Cagliostro, rendono la nostra vita così curiosa ed enigmatica.

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