Morire dentro un tuo film

Pubblicità

Di

Il regista quarantacinquenne lituano Mantas Kvedaravicius è stato ucciso a Mariupol. Se ne è andato, dentro un eccesso di “forse ineluttabilmente bellici”, mentre reggeva la sua inseparabile telecamera che gli aveva permesso di firmare un documentario proprio sulla città che lo ha seppellito, irriconoscente per quell’opera presentata al Festival del cinema di Berlino.

Il film maker, laureato presso l’Università di Vilnius, si era regalato un master in antropologia culturale in Inghilterra e stava completando – quando si dice che il completare presenta certe volte insormontabili complessità- la sua tesi di dottorato all’Università di Cambridge.

Mantas, una persona animata dalla inesausta voglia di testimoniare le cose meno facili del mondo, aveva raccolto immagini nella disturbata quotidianità di ” Mariupolis” , indagando i temi intrecciati del sogno e della morte in un perimetro di vite sospese al filo della ricorrente minaccia dello scontro fra separatisti filorussi e nazionalisti ucraini.

Il suo obbiettivo si era soffermato, con la intensità di una laicità religiosa, sull’antitetica ricerca di un’esistenza normale contrapposta alla sfibrante immanenza di un conflitto brutale.

Le parole che John Steinbeck volle ricucire per le viscerali fotografie di Robert Capa potrebbero servire , opportunamente adattate, per rendere un omaggio all’artista lituano ammazzato dentro il remake del suo film dalla sceneggiatura stravolta e rivisitata: 

“Non si può ritrarre la guerra, perché è soprattutto una emozione. Ma lui è riuscito a trasmettere quell’emozione conoscendola da vicino. Poteva mostrare l’orrore di un intero popolo  attraverso il viso di un bambino. Il suo occhio coglieva l’attimo e lo tratteneva”

Il sentimento di empatia e la capacità di raccontare l’illusione dell’etica immersa nella bieca aberrazione dell’odio che desertifica sono state il filo conduttore di Kvedaravicius , mai banale nell’approccio con la crudezza di determinate rivelazioni.

Beffardo il destino, come un gallonato cecchino freddamente appostato ai bordi dell’asola della finestra di un edificio semidistrutto.

Mantas stava cercando di lasciare la città, quasi diventata una trama sua, quando la vettura è stata colpita dal preciso pugno che morde gli ultimissimi fotogrammi.

E appena dopo lo sconquasso, sotto la campana di un boato che disorienta, chissà se il nero del nulla ha provato anche un solo istante di rimorso. 

Pubblicità

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

NO,GRAZIE!