Quando la gogna diventa un’abitudine

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In Italia, ci troviamo oggi di fronte a un caso simile a quello avvenuto in Ticino pochi mesi fa. La preside di una scuola avrebbe, anche se i fatti non sono ancora accertati, avuto una relazione con un allievo diciottenne.

Con un’abitudine ormai consolidata, nella penisola italiana ma più di frequente anche da noi, si perde completamente una considerazione doverosa (non è un atto illegale) per sbattere il mostro in prima pagina.

È infatti completamente ininfluente se la donna abbia o no avuto una relazione con un suo allievo, diciottenne e peraltro maggiorenne, dunque non un bambino delle elementari, bensì un uomo in grado di decidere se era opportuno o no, che poteva votare e firmare contratti a suo nome.

Insomma, l’allievo, è a tutti gli effetti un adulto. Poi possiamo discutere come al solito sull’opportunità della relazione, materia che è competenza dell’amministrazione scolastica e del dipartimento dell’istruzione, ma non possiamo fare processi alla preside. Ne avevo parlato, appunto pochi mesi fa, in un caso similare che aveva coinvolto un docente e un allieva sedicenne del cantone. (leggi qui sotto) 

Anche qui, l’MPS aveva addirittura fatto un’interpellanza al Consiglio di Stato, per chiedere numeri e quantificazione o misure da adottare per fatti che ricorrono da quando esiste l’insegnamento e da quando due persone possono invaghirsi una dell’altra o innamorarsi.

Nomi da noi non si sono fatti. In Italia invece, la preside, non solo è stata additata al pubblico ludibrio con nome e cognome, ma addirittura sui media sono apparse foto e addirittura filmati. E questo a pochi giorni dalla scoperta del fatto (avvenuta perché il ragazzo avrebbe parlato) e senza avere nessuna verifica probante ne nessun risultato di un’inchiesta (amministrativa peraltro, perché non vi è nessuna rilevanza penale).

Immaginate cosa voglia dire essere sbattuti in prima pagina a livello nazionale, apparendo come una ninfomane molestatrice di ragazzini. Perché si sa, il popolo fa pochi distinguo in questo caso, e se fosse stato un uomo, probabilmente c’è già chi parlerebbe di pedofilia o simili.

E poi il ragazzo. Il punto è: ha subito pressioni, ricatti? È stato vessato o costretto in qualche modo? Se no, il suo denunciare un fatto del genere, potrebbe anche essere ritenuto un atto vile, oltre che inutile. Voleva proteggersi? O solo vantarsi con gli amici?

Io non lo so, non lo sa nessuno, non lo sanno i media. E sinceramente non sono affari nostri, ma della scuola italiana come qui in Ticino erano affari della scuole ticinese. 

Scrivevo nella parte finale del mio articolo precedente:

“…Presumere che in relazioni tra docenti e allievi ci siano sempre coazione o prevaricazione è assurdo, ognuno di noi ricorda a scuola almeno una relazione del genere, spesso travagliata, sofferta e osteggiata. Personalmente ne ricordo una finita addirittura con un matrimonio e dei figli. Per cui, usiamo la necessaria sensibilità, per proteggere sì gli allievi, ma anche per dare ad ogni cosa il suo giusto peso, senza istituire una caccia alle streghe o tribunali del popolo.”

Ma qui, i messaggi e le chat, sono finiti con impietosa certezza sui giornali. I media da giorni insistono nella reiterazione della storia, mantenendo la pressione su quella donna, come se fosse un crimine di stato. Un comportamento vergognoso e ignobile soprattutto da parte dei media, che sembrano aver perso completamente la deontologia professionale, se mai ne hanno avuta una.

Di lei, la scuola, dovrebbe valutare se del caso il lavoro e la competenza e poi, alla fine dell’inchiesta, decidere se comminare eventuali sanzioni amministrative. Qui invece siamo di fronte alla distruzione sistematica della vita professionale e privata di una persona, la cui unica colpa è avere avuto una relazione con un’altra. 

In questa povera umanità sempre morbosa e uguale a sé stessa, i processi alle streghe di Salem non si concludono più col rogo, ma con le immagini del Tg e gli squallidi commenti sui social. 

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