Quel 2% nella lista della spesa

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Nel 2020 globalmente la spesa militare ha sforato il 2,4% del PIL mondiale. Ma a quanto ammonta il 2% del PIL mondiale? Pur essendo una percentuale minima corrisponde comunque a un sacco di soldi. Stiamo parlando di grossomodo 1’700 miliardi di dollari. Ma cosa ci potremmo fare con tutti questi soldi? Come potremmo spenderli? Sappiamo come i maggiori paesi occidentali, Svizzera compresa, con lo scoppio della guerra in Ucraina abbiano dichiarato di voler aumentate il proprio budget per le spese militari. I paesi europei che appartengono alla NATO devono destinare proprio il 2% del loro PIL per l’acquisto di armi. Eppure, a pensarci bene, con tutti questi soldi avremmo già potuto salvare il Pianeta.

Le immagini della guerra in Ucraina ci mostrano morte e desolazione. Ci sono città intere che sono state completamente rase al suolo. Le esplosioni prodotte da proiettili di vario tipo, da missili e bombe, rilasciano ogni giorno nell’aria un’ampia gamma di veleni in grado di viaggiare per centinaia o migliaia di chilometri. Si va dai metalli pesanti dei siti industriali, fino all’amianto presente negli edifici. L’inquinamento atmosferico prodotto non è certo in linea con i buoni propositi sbandierati solo fino a poco prima della pandemia. Anzi. 

Se c’è una cosa che la guerra in Ucraina ha vanificato è proprio lo sforzo fatto per impedire che la temperatura media globale aumenti ulteriormente. L’abbandono dalle energie fossili è purtroppo ancora di là da venire. Ancor di più in un momento terribile come questo. Ma basterebbe davvero poco pergarantirci un domani sostenibile con tecnologie amiche dell’ambiente, tutelando le aree verdi della Terra. Basterebbe quel 2% del PIL mondiale di cui sopra. E, se lo avessimo già fatto, ora non saremmo sull’orlo del precipizio.

1’700miliardi di franchi, se spesi bene, permetterebbero di garantire un futuro più sostenibile all’intero Pianeta. Secondo molti studi condotti da istituti e organizzazioni indipendenti si è calcolato che con questi soldi di potrebbe davvero passare a un’economia a emissioni zero entro il 2050, impiegando tecnologie pulite come l’energia solare o quella eolica. E invece no. Quei soldi saranno destinati al riarmo. Ma le armi non ci proteggeranno dal surriscaldamento globale, dalle siccità e dalle carestie che verranno.

Gli investimenti nell’energia pulita fin qui fatti sono stati importanti ma non ancora abbastanza per poter guardare al futuro con ottimismo. Lo tsunami in arrivo e tale che rischia di travolgere soprattutto quella parte della popolazione mondiale che già si trova a vivere in condizioni precarie. Ancora oggi, i sussidi diretti elargiti per i combustili fossili ammontano a circa 500 miliardi di franchi all’anno. A questi soldi vanno aggiunti i costi sociali, ambientali e le spese mediche causate dall’inquinamento.

C’è poi l’evasione fiscale che ogni quattro anni ammonta proprio a quel 2% del PIL globale, la stessa percentuale di PIL che ogni due anni viene bruciata a causa dello speco alimentare, ovvero da tutto ciò che viene gettato via, sia dai rivenditori che dai consumatori. E invece di cosa si discute? Di come aumentare la spesa militare, perché qualcuno ancora pensa che solo mostrando i muscoli potremo garantirci un futuro sereno. Invece occorrerebbe abbracciare con più convinzione (e soldi!) la transizione energetica procedendo a passi spediti verso un futuro più sostenibile, non certo verso una nuova guerra. 

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