Sbatti il mostro in prima pagina e poi chiedigli scusa

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Alla fine, quello della preside del liceo Montale, accusata di aver avuto una relazione con uno studente, si è rivelato essere l’ennesimo caso da – pessimo – manuale. Prendi una storia, senza prima verificarla, gonfiala a dismisura, con tanto di nome e cognome, foto e dettagli scabrosi ed eccoti l’articolo da prima pagina. E se alla fine si rivela falso? Chiedi scusa sottovoce e invece di un “non luogo a procedere” scrivici “nessuna conseguenza”. Ma non tornerà tutto come prima. La reputazione di quella donna è stata fatta a pezzi e passerà molto tempo a raccoglierne i cocci. A non subire conseguenze saranno tutti quei giornalisti che, con la vita di questa donna, ci hanno speculato.

Nessun luogo a procedere. Così si chiude la vicenda che ha visto protagonista la preside del liceo Montale di Roma, sospettata di aver avuto una storia con un allievo diciannovenne. Molto l’inchiostro speso a seguire la storia di questa donna e di quel giovane che aveva diffuso presunti messaggini scambiatesi fra i due. 

Del caso Gas se n’era occupato qualche settimana fa e, allora come oggi, restano aperti molti quesiti. Ad esempio come mai la preside è stata gettata nel calderone mediatico insieme al suo nome completo, le fotografie, video e altri dettagli personali per un fatto che non cadeva nel penale, dato che lo studente era maggiorenne, e soprattutto era immersa in un mare di se, ma, forse, si dice? (leggi qui sotto)

Certo, è bene ricordare che l’Italia, rispetto alla Svizzera, ha norme molto più blande riguardo al trattamento dei dati inerenti ai protagonisti di un fatto, siano essere vittime o carnefici. Però già all’epoca peccava di “proporzionalità”, di senso. Era un discorso montato sul chiacchiericcio, sul “gossip”. Peccato solo che non si trattava di una vip ma di una comune mortale e l’intera narrativa era inquinata dai troppi moralismi.

“Nessun luogo a procedere”

A far emergere la storia, lo stesso studente (notare bene: la sua identità è sempre rimasta anonima) dopo aver – secondo lui – voluto chiudere la relazione con la dirigente scolastica. Da qui lo scoppio del caso mediatico. La sospensione della donna dal suo incarico. Il desiderio dell’ispettrice dell’ufficio scolastico regionale di scoprire se ci sono stati effettivamente delle violazioni del codice disciplinare. L’istituto ha sentito tutti i protagonisti e non sono emersi elementi (audio e chat non sarebbero mai stati presentati a chi doveva giudicare) tali da poter considerare la condotta della preside scorretta. Non sarà quindi sottoposta ad alcuna sanzione o provvedimento.

Sbatti il mostro in prima pagina e poi chiedigli scusa

Tutto è bene quello che finisce bene, direbbe qualcuno. La realtà invece è più dolce-amara. Perché se da una parte, all’inizio, c’era la corsa a chi arrivava prima e con li dettaglio più succulento, ora che la vicenda è arrivata al capolinea, nessuno scalpita nel riportare tale risultato.

Sono pochi i giornali che ne parlano. Il “nessun luogo a procedere” non viene sbattuto con così tanta facilità con cui di solito si mettono i mostri, che molto spesso son tutti presunti. Figuriamoci le smentite o le scuse. E quei pochi che lo fanno parlano di “ritorno alla normalità dopo l’incubo (in cui l’abbiamo cacciata noi media, ndr)”, di una donna che “può tornare tranquillamente al suo lavoro”. I più subdoli citano una presunta “non conseguenza” facendo intendere che appunto, qualcosa ha fatto, ma non verrà punita.

Alla fine, quello della preside del liceo Montale, si è rivelato essere l’ennesimo caso da – pessimo – manuale. Prendi una storia, senza prima verificarla, gonfiala a dismisura, con tanto di nome e cognome, foto e dettagli scabrosi ed eccoti l’articolo da prima pagina. E se alla fine si rivela tutto falso, sottovoce chiedi scusa e di’ che ora non ci saranno conseguenze. Ma ciò è falso. La reputazione di questa donna è stata fatta in mille pezzi e le conseguenze ci saranno e toccheranno la sua famiglia, il suo lavoro, la sua psiche e la sua emotività. 

A non subire le conseguenze, saranno tutti quei giornalisti che, con la vita di questa donna, ci hanno speculato. La faranno franca ancora volta. Ma sì sa, i caratteri del titolo sono sempre più grandi di quelli della firma, anche se quei piccoli nomi si sentono, troppo spesso, onnipotenti. 

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