Senzatetto e senza cane

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“…È qualcosa di disumano. Perché quello verso i cani è un legame che impari a conoscere immediatamente, la prima volta che ti avvicini a un senzatetto. Perché se ci parli e provi ad offrirgli un aiuto vero, una sistemazione migliore di quanto possa offrire un porticato, risponderà subito: ma lui viene con me”.

A parlare è Chiara Fiore, cuoca e membro dell’associazione Eufemia, che si occupa di aiutare i senzatetto nel torinese. Lo spunto viene da una recente bozza di proposta del comune, di togliere gli animali da compagnia (prevalentemente cani) ai senza dimora. La motivazione sarebbe che gli homeless usano gli animali per impietosire maggiormente le persone e avere così più congrue elemosine.

Sotto accusa soprattutto le parole della vice sindaca di Torino Michela Favaro e il capo dei vigili del fuoco che avrebbero dichiarato: “i senzatetto in centro guadagnano bene, per loro queste strade sono un bancomat. Ogni giorno si mettono in tasca un sacco di soldi”.

E fai il cambio allora, mi viene da dire.

Se però passiamo dal Piemonte alla Lombardia, troviamo un ragionamento opposto, che tende a sostenere ed aiutare proprio quegli animali, senza però sottrarli ai loro compagni umani. Il progetto Arca, dell’associazione Save the dogs di Milano, si prefigge di aiutare i quadrupedi dei senzatetto, fornendo loro beni di prima necessità e assistenza sanitaria se necessario.

E chi ama gli animali, sa che enorme valore può avere un gesto del genere, soprattutto per chi al mondo ha spesso solo il proprio compagno canino, un essere che ama e di cui si fida ciecamente, unico conforto spesso in una vita di miseria e privazioni.

Il progetto, primo in Italia, prevede il monitoraggio degli animali, creando un rapporto di fiducia con i proprietari e si farebbe carico di vaccinazioni, dell’eventuale sterilizzazione delle femmine e di cure più complesse nel caso di malattie particolari.

Ai senzatetto, viene comunque fornito un kit di prima necessità come, ad esempio, il cappottino in inverno e gli antiparassitari in estate, oltre a ciotola, guinzaglio, cibo, set di primo soccorso e tutto ciò che serve per migliorare il benessere degli animali.

Quello che a prima vista può sembrare a molti un aiuto futile (prima le persone, verrebbe da dire) sottovaluta appunto un aspetto importante: avere qualcuno che si occupa, che accudisce e che ha a cuore il nostro animale, spesso compagno di vita, è un grande sollievo a prescindere dalla nostra condizione. Facile parlare quando possiamo permetterci di spendere centinaia di franchi per curare il beniamino di famiglia, ma cosa succede se lo vedessimo deperire o spegnersi e non potessimo fare nulla?

Aiutare gli animali di chi è senza dimora, serve anche a creare un ponte con le persone, che così si fidano e sono magari in grado di fare capo ad altri servizi e a trovare loro stessi aiuto. Serve a lenire un dolore che spesso è latente e che vede nell’animale, compagno di strada, di vita e di cammino, l’unica risorsa affettiva.

Per cui benvenga chi capisce queste cose e che si rende conto che non solo togliere l’animale a una persona è disumano ma, rendendosi conto dell’importanza del legame, fa leva su quello per migliorare le condizioni di entrambi.


Dare dignità a chi è senza tetto, anche attraverso un animale da compagnia, è una vittoria che coglie due premi in uno solo colpo, coinvolgendo il benessere fisico dell’animale e quello mentale della persona. Scusate se è poco.

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