Svizzera ed Europa elettriche

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Tenendo presente che il nostro paese è incuneato saldamente in mezzo all’Europa, è pertinente pensare che certe scelte europee, legate al green new deal siano giocoforza supportate anche dall’economia elvetica.

Parlo soprattutto del mercato delle auto elettriche, che piaccia o no, è il cavallo sul quale si è puntato per la rivoluzione energetica dei prossimi anni. Sgomberando il campo dai dubbi, che ci sono e sono pertinenti, dobbiamo perlomeno ammettere che:

  1. La tecnologia viaggia a ritmi vertiginosi, le batterie sono in netto miglioramento e in tutta Europa si stanno preparando stabilimenti per il riciclaggio e l’assemblaggio di batterie. Se i sindacati sono preoccupati per la potenziale perdita di lavoro, dall’altra sorgono nuove opportunità lavorative legate all’elettrico
  1. Le auto elettriche sono neutre dal punto di vista di emissioni di Co2 (salvo la fabbricazione dei veicoli e delle batterie, che influisce comunque in misura nettamente minore rispetto ad un auto standard). Detto in parole semplici, l’aria che respiriamo e che per il 30% viene inquinata dagli autoveicoli, migliorerà, (sta già migliorando, almeno in Svizzera, negli ultimi anni)
  1. L’idea di eliminare i motori a scoppio entro il 2035 (ovvero in poco più tempo dell’arco di vita di un automobile) è ambizioso ma è anche positivo. L’idea di non avere più veicoli in circolazione che vanno ad idrocarburi è decisamente affascinante.

Nei prossimi anni, comunque, il prezzo delle batterie dovrebbe scendere mentre dovrebbe aumentarne l’efficienza e le batterie di tecnologia recente allo stato solido stanno rivoluzionando il mercato. La gamma di auto elettriche si sta ampliando e i prezzi anche qui stanno scendendo, inoltre stanno aumentando in tutti i paesi le stazioni elettriche di ricarica.

Quello che diamo quasi per scontato oggi, solo 5 anni fa, nell’era pre Thunberg e pre covid, era quasi un’utopia: un mondo senza motori a scoppio ci sembra ancora oggi fantascienza. Come sempre si dice, però, spesso dalle disgrazie sorgono opportunità, e anche la guerra Ucraina può essere un accelerante per le nuove tecnologie verdi, che porteranno potenzialmente ad un’autarchia energetica degli stati, Svizzera compresa.

Un’accelerazione legata ai massicci incentivi, sia europei che svizzeri, per la mobilità elettrica ma anche per la sistemazione e costruzione di stabili più performanti dal punto di vista energetico. Una spinta ulteriore viene dalla decisione della comunità europea, come dicevamo, di vietare entro il 2035 le auto a combustibile fossile, costringendo così settori spesso riottosi a riconvertire le proprie linee di produzione. 

Come spesso capita, lo stato a volte deve dare una bella spintarella per far intraprendere cambiamenti che il mercato da solo non riesce ad avviare. Dunque se questa rivoluzione avverrà, e le premesse sono buone, sarà per un concorso tra libero mercato e stato, che deve sempre e comunque essere garante non del profitto, ma del benessere della popolazione.

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