Una Pasqua ticinese

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530 imprese svizzere hanno versato dividendi ai propri azionisti, nonostante abbiano ricevuto fideiussioni solidali durante la pandemia. Le regole stabiliscono che chi riceve questo sostegno non possa versare dividendi. Le 530 imprese hanno ricevuto crediti per 158 milioni. Restando in ambito matematico, si spera che ai furbetti del dividendo vengano applicate multe del moltiplicando. Per la cronaca le imprese che hanno ricevuto fideiussioni solidali sono state in tutto 137 mila. 

Pasqua da record in Ticino per temperature, code e turisti in arrivo. A Lugano però pochi negozi sono rimasti aperti. Proprio mentre i turisti sono (forse ) pronti ad aprire il portafogli, i negozi si affrettano a chiudere le serrande. È la legge di Murphy rivista e corretta: se le cose sono andate male, si trova sempre un modo per farle andare peggio. 

Sofia Goggia è una sciatrice eccezionale. È pure spericolata e a volte si fa male. Nelle interviste è diventata la beniamina dei giornalisti perché tutti si compiacciono della  sua spontaneità. Non ci ha impiegato molto a farsi male nemmeno lì. A domanda: “Ci sono sciatori omosessuali?”, ha risposto:  “Tra le donne qualcuna sì. Tra gli uomini direi di no. Devono gettarsi giù dalla Streif di Kitz…” (Corriere della Sera). Come dire che gli omosessuali devono limitarsi a compiti che non prevedono il coraggio. Per riprendersi da un infortunio e gareggiare alle Olimpiadi, la Goggia ha fatto tapping, ovvero – Goggia dixit – «Una tecnica per rivivere l’esperienza e rimuoverla. Incroci le braccia, le dita si appoggiano alla rotula, ti immergi nella sensazione brutta, e scandendo un ritmo dettato dallo psicologo enfatizzi la paura e la sostituisci con l’azione giusta…». Un po’ di tapping alla lingua e al cervello non le farebbe male. Mi piacerà ora leggere i commenti di quelli che dalle nostre parti (ci sono, ci sono) l’hanno glorificata per attaccare Lara Gut, rea di non dare troppa corda ai giornalisti. 

Ultim’ora: Sofia Goggia si è scusata, dicendo che la frase non voleva essere discriminatoria. Sarà stato il tapping…

Il pregiudizio omofobo è duro a morire. Tale Michele G. ha commentato una cena in bruschetteria a Vicenza, dicendo che non si è trovato a suo agio perché l’hanno “messo al tavolo a fianco dei gay”. Questa volta ci ha pensato il ristoratore che ha risposto:  «Caro cliente, apprezziamo il suo impegno per valutare il nostro servizio attraverso la sua recensione, nonostante questo la invitiamo a non tornare a consumare la nostra bruschetta in quanto nel nostro locale accettiamo tutti, tranne gli omofobi. Ci scusiamo davvero per il disagio, non avevamo capito che venisse dal medioevo. A saperlo l’avremmo messa mangiare nella porcilaia, dove probabilmente si sarebbe trovato più a suo agio».

Tutto bene, tranne chiamare un ristorante bruschetteria e non aver chiesto il parere dei maiali.

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