Vikings Valhalla

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Chi ha amato le avventure di Lagherta, intrepida e umana guerriera, di Ragnar Lotbrok e di suo figlio Bjorn la corazza, non potrà esimersi dalla visione del sequel della saga, “Vikings Valhalla”, da qualche tempo reperibile su Netflix.

Di loro però è rimasto solo il ricordo, nelle narrazioni dei discendenti. Le imprese di Ragnar, Lagherta, Bjorn e Ivar senz’ossa, sono ormai relegate alle narrazioni epiche. Di Floki il fabbro e della sua comunione con gli dei norreni, rimane poco, anche perché questi farabutti si stanno tutti cristianizzando. (vedi trailer)

E infatti nella nuova serie, protagonista più che i vichinghi stessi, è l’ipotetica faida tra i norvegesi e i danesi che divide i cristiani novelli dai cultori degli antichi dei. 

Se è un fatto che intorno all’anno mille, buona parte degli scandinavi erano votati al nuovo dio, è anche vero che da genti pratiche e opportunistiche, difficilmente avrebbero abbandonato divinità “superate” ma sicure (com’è che si dice? Chi ascia la via vecchia per la nuova, sa quel che lascia ma non quello che trova).

La realtà storica è che il cristianesimo, nelle terre scandinave, diventa storicamente più una questione pratica legata ad alleanze e commerci che una serena e sofferta conversione a un dio pacifico, che poco si sposa con le convinzioni di un branco di taglia gole dediti soprattutto al saccheggio e all’omicidio.

Ecco allora che la bella Freydis Eriksson (la modella svedese Frida Gustavsson), diventa l’ultima difensora del paganesimo, a fronte del perfido Jarl Kåre (interpretato dal cupo Asbjørn Krogh Nissen) e dei suoi tirapiedi, che impongono ai fratelli pagani la lieta novella a colpi di scure e spada. 

A dirigere la leggendaria Kattegat, patria di Ragnar, ora c’è un’improbabile donna di etnia mista ed ecumenicamente tollerante con tutte le religioni (un cedimento discutibile al politically correct) lo Jarl Haakon (interpretata dalla cantante danese Caroline Henderson).

Apriamo una piccola parentesi su una discussione annosa. Se dirigessi uno sceneggiato sulla vita di Shaka Zulu, leader della rivolta anti inglese in Sudafrica nell’800, mai mi immaginerei di infilarci un bianco da qualche parte. Sarebbe offensivo e antistorico. Stessa cosa vale a mio parere per una serie ambientata in Scandinavia, dove le uniche persone di colore (spesso definite troll dagli stessi scandinavi) erano le popolazioni groenlandesi di etnia inuit. Ma andiamo oltre e tolleriamo la brava Caroline, Jarl saggia e onesta.

Altro piccolo appunto: l’abuso di donne guerriere. Se è accertato che in casi particolari e sono esistite donne armate e che in caso di guerra spesso anche le donne difendevano i villaggi, nella seria c’è un evidente abuso di coscritte donne. Molto poco plausibile in una struttura etnica e tribale basata quasi unicamente sulla forza bruta e dove il dimorfismo sessuale segnava la differenza. Sfatiamo un mito, i vichinghi, anche se cercano di darcela a bere,  non erano particolarmente femministi.

La saga divisa in 8 puntate, si dipana tra le guerre per il dominio di parte dell’Inghilterra, che vede a confrontarsi norreni (cristiani e pagani)e sassoni, entrambi tribù germaniche che si accoppano tra di loro con allegro impegno e passione. Le battaglie porteranno re Canuto di Danimarca a governare l’Inghilterra a inizio millennio.

La serie si svolge in modo abbastanza godibile, anche se inevitabilmente risulta perdente se pensiamo con nostalgia alla superba Lagherta, moglie di Ragnar e impersonata nella precedente serie dalla canadese Ketheryn Winnick o allo stesso visionario e folle Ragnar, di cui vestiva i panni l’australiano Travis Fimmel.

Ancora soffriamo per la morte di Bjorn, nell’epica battaglia contro i Rus, in cui il figlio di Ragnar si sacrifica già moribondo, per regalare un’epica vittoria ai norreni.

Nonostante gli sforzi, Freydis troppo algida e impettita, non riesce ad appannare l’icona della passionale e sanguigna Lagherta. Più simpatico il gronlandese fratello di lei, impersonato dall’australiano (anche lui!) Sam Corlett, che presta il volto ad un altro personaggio epico delle saghe norrene. Leif Eriksson, figlio del bandito Erik il Rosso, scopritore e colonizzatore delle inospitali terre groenlandesi. 

Detto in parole povere, se avete amato Vikings, dovete vedere Valhalla, ma fatelo con la consapevolezza che i giorni epici di Ragnar e Lagherta sono ormai al tramonto. I vichinghi si stanno cristianizzando, tra poco andranno alle crociate e le loro gesta furibonde saranno relegate alla storia. Buona visione, ci si rivede nel Valhalla!

PS: Catherine Winnick, la Lagherta dell’epica serie Vikings, è canadese ma di origine ucraina. Ha salutato Zelensky come vero leader ribadendo che lo spirito ucraino è indomito. Non ci stupirebbe vederla con un ascia da guerra a guidare la resistenza anti russa.

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