“Accordo illegale e inaccettabile”

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Il presidente Somalo e il primo ministro della martoriata nazione africana hanno annullato un accordo con una compagnia petrolifera statunitense poche ore dopo che esso era stato firmato. L’accordo concerneva delle ricerche per eventuali pozzi petroliferi, il governo somalo ha affermato che questa decisione è stata presa per tutelare le risorse naturali del paese. 

L’accordo era stato firmato dal ministro per le risorse petrolifere e minerarie, Abdirashid Mohamed Ahmed. L’altra parte era la compagnia americana “Coastline Exploration Ltd.”

Secondo Ahmed, la conclusione di questo accordo era “un momento storico per la Somalia”, e ha anche aggiunto che “le recenti rilevazioni sismiche indicano che la Somalia ha il potenziale di diventare una significativa produttrice di petrolio, e questo accordo accelererà di molto il nostro programma di sviluppo dell’estrazione di idrocarburi”. 

Ma allora, cosa ha portato i ranghi più alti del governo somalo a rifiutare un accordo tanto vantaggioso secondo il ministero competente?

In uno statement ufficiale dell’ufficio presidenziale, il presidente Mohamed Abdullahi Mohamed (che nel frattempo ha perso le elezioni, venendo sconfitto dal conservatore Hassan Sheik Mahmoud) ha annunciato che l’accordo infrangeva un decreto presidenziale risalente ad agosto 2021. Questo decreto proibisce la firma di accordi in tema energetico e di risorse durante i periodi di campagna elettorale, per proteggere le risorse naturali somale dall’essere sfruttate per fini politici.

Il primo ministro Mohamed Hussein Roble ha definito l’accordo “illegale” e “inaccettabile” in un tweet, concludendo con la promessa di “fare ciò che è necessario per proteggere gli interessi del nostro paese”.Finita qui? Proprio no. Sarebbe bello se opporsi all’impero yankee fosse così facile, ma non lo è: le conseguenze si sono manifestate in fretta. 

Questo lunedì il presidente americano Joe Biden ha firmato un ordine che autorizza l’esercito americano a schierare centinaia di truppe in Somalia, annullando la precedente decisione di Donald Trump di ritirare quasi tutti i militari dal paese.

Sulla carta, le truppe americane in Somalia sono lì per combattere il terrorismo. La missione americana in Somalia è stata definita come “open-ended”, ovvero priva di veri propri limiti e obbiettivi. Tutto a posto quindi, no?

La Somalia è in una posizione precaria. Molto povera, dilaniata da una lunga guerra civile, e ancora infestata da un mosaico di milizie islamiste. Per questa ragione, la presenza di soldati americani comporta un serio attacco alla sovranità somala. Il paese semplicemente non ha la capacità di difendersi da queste truppe casomai dovessero essere usate come mezzo per fare pressioni al governo locale. Non ci sono state minacce esplicite, Biden ha parlato di “assistere i nostri partner” – ma viene difficile non pensare al fatto che la decisione di schierare soldati sia stata presa per ricordare al governo somalo “chi comanda”. 

Un altro fattore che molto probabilmente ha contribuito alla decisione di Biden concerne l’intensificazione dei rapporti tra Somalia e Cina, acerrima rivale degli americani. A inizio marzo, il ministro cinese per gli affari esteri Wang Yi ha incontrato la sua controparte somala. La ragione di questo incontro è legata a una preoccupazione condivisa da entrambe le nazioni: tutte e due sono crucciate da una regione separatista, Taiwan per la Cina e Somaliland per la Somalia. In entrambi i casi, si tratta di territori considerati parte integrante della rispettiva nazione ma che mantengono un’indipendenza (de facto, ma non de jure) dovuta largamente alla volontà occidentale. Entrambi gli stati hanno interesse a rompere questo status-quo, o quantomeno evitare che si cristallizzi. Nel contesto del recente spostamento politico verso la Cina di molte nazioni africane, è facile capire come queste vedute condivise tra Somalia e Cina preoccupino gli Stati Uniti.

Ancora una volta, Washington mostra i suoi veri colori rispondendo con i muscoli a uno stato che osa prendere decisioni in base ai suoi interessi e non a quelli americani. Ancora una volta, il resto del sud globale osserva e prende nota. 

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