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A Manila, capitale delle Filippine, migliaia di persone stanno contestando il risultato delle recentissime elezioni presidenziali. A pochissimo dalla chiusura delle urne, “Bongbong” Marcos Junior, figlio del feroce dittatore Ferdinand Marcos, sembra destinato a una vittoria con ampia maggioranza.

Mercoledì sera, i voti per Marcos Junior contavano per il 56% del totale. La rivale Leni Robredo, dalle tendenze progressiste, ha conquistato appena il 28% del voto. I manifestanti sono convinti che le elezioni siano state pesantemente truccate, nonché fuorviate dalla dilagante corruzione presente nell’arcipelago. 

Un altro fattore, tipico degli ultimi tempi, è stata la disinformazione. In particolare, sui social media e su Facebook nello specifico: gli attivisti parlano di una massiccia campagna pluriennale atta a ripulire l’immagine di Marcos Junior e soprattutto quella di suo padre.

Come se non bastasse, la candidatura di Marcos Junior fu soggetto di un caso legale iniziato da un comitato composto da ex-detenuti del regime militare retto dal padre Ferdinand. La commissione elettorale ha tuttavia rifiutato il caso, mossa che l’opposizione ha visto come prova della corruzione interna al sistema elettorale. E qui volevo dire “pensate se in Italia permettessero a una parente di Mussolini di fare politica”, poi mi sono ricordato. 

Una vittoria di Marcos Junior significherebbe un ritorno al potere della famiglia Marcos 36 anni dopo il rovesciamento del padre tramite la “rivoluzione del rosario”. Essa accadde nel 1986, quando il popolo filippino conquistò con le armi il diritto a nuove elezioni – Marcos vinse in un’elezione molto contestata, ma dopo giorni di proteste che coinvolsero milioni di filippini fu costretto alla fuga. L’insurrezione prende il nome dalla partecipazione della comunità ecclesiastica filippina, che gradualmente si unì alla lotta inizialmente portata avanti dal “Nuovo Esercito Popolare” allineato al partito comunista filippino. 

Secondo i vari avvocati per i diritti umani, in 21 anni di dittatura Marcos si è macchiato di una serie infinita di crimini. Lui e sua moglie detengono il Guinness world record (seriamente) per il più grande furto mai operato nei confronti di un governo: l’equivalente di oltre 10 miliardi di franchi. 

Oltre questo, la dittatura targata Marcos è responsabile di (almeno) 3’240 uccisioni extragiudiziarie, 34’000 casi di tortura e di aver detenuto almeno 70’000 persone detenute senza capo d’accusa. Una volta interrogato sui crimini del padre, Marcos Junior ha rifiutato di commemorare le vittime o scusarsi. 

Le filippine sono quindi destinate ad essere governate da un secondo folle di estrema destra dopo Rodrigo Duterte, passato alla cronaca per varato leggi che permettevano a chiunque di “sparare a vista” a chi usasse o vendesse droga. Parte di questa tendenza verso destra è sicuramente l’operato del Nuovo Esercito Popolare di cui sopra, tutt’oggi attivo: esso controlla ampi territori nell’arcipelago, dove gestisce infrastrutture e raccoglie tasse. Duterte prima e Marcos dopo hanno spessissimo screditato i loro oppositori tacciandoli di essere sostenitori del partito comunista. 

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