Buffalo & co, la strage è servita

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Non c’è nulla di peggio che dare un’arma in mano a un bambino. Oppure, in alternativa, a un adolescente o a un adulto disturbato. Peggio ancora se annoiato. Proprio come è stato definito Payton Gendron, il killer di soli diciotto anni che a Buffalo, nello Stato di New York, ha ucciso dieci persone (quasi tutte di origini afroamericane) che si trovavano a fare la spesa in un supermercato. A rendere il tutto ancora più agghiacciante è stato il fatto che Gendron ha filmato e pubblicato il massacro in tempo reale sul suo account Twitch, una piattaforma per il live streaming. Un po’ come era accaduto a Christchurch, in Nuova Zelanda, quando un suprematista bianco, all’interno di una moschea e di un centro islamico, uccise cinquanta persone filmando ogni passaggio di questo suo massacro premeditato in ogni dettaglio.

Non a caso il killer di Buffalo è, pure lui, un suprematista bianco a quanto pare radicalizzatosi nel periodo del lockdown. Già in passato il ragazzo aveva minacciato di sparare ai compagni di classe. Ragione per cui gli era stata consigliata una consulenza psichiatrica. Intanto però dalle minacce Gendron è passato ai fatti, anche perché la facilità di procurarsi un’arma negli Stati Uniti è nota a tutti. E, così, dopo avere ucciso dieci persone come se nulla fosse, è uscito dal Supermarket, ha deposto l’arma e si è inginocchiato consegnandosi alla polizia. 

Dalle indagini condotte dall’FBI è nel frattempo emerso che, in un video postato online, Gendron si definiva come un suprematista bianco antisemita, contrariato dal fatto che i bianchi fossero ormai stati quasi completamente sostituiti, rimpiazzati da altre minoranze. Online, di suo, c’era pure un documento di 106 pagine. Il perfetto manuale del cospirazionista, ispirato da cima a fondo all’odio contro i neri, al cosiddetto Great Replacement e alla strage di Christchurch. Un manifesto suprematista in cui il giovane assassino afferma: “Voglio che capiate una sola cosa da questo scritto. Devono cambiare i tassi di natalità dei bianchi. La popolazione bianca diminuisce.” 

E così, seguendo una logica da brividi lungo la schiena, Gendron ha scelto di eliminare fisicamente una parte della comunità afroamericana, come se le sue gesta criminali e il disprezzo per la vita umana fossero soltanto una questione di normale amministrazione. Intanto, però, negli Stati Uniti, la conta dei morti ammazzati prosegue senza sosta. La scia di sangue si allunga ora dopo ora, giorno dopo giorno. Come se già non fossero stati abbastanza i cadaveri e il clamore suscitato dal massacro di Buffalo. 

A poche ore di distanza nel sud della California, in una cittadina popolata soprattutto da pensionati, un uomo ha aperto il fuoco in un luogo di culto, lo ha fatto in una chiesa presbiteriana, uccidendo una persona e ferendone gravemente altre quattro. In Texas poi, vicino a Houston, un litigio è sfociato nella più classica delle sfide all’O.K. Corral, con due morti e tre feriti. Ma considerando che il tutto si è svolto nel bel mezzo di un affollato mercatino delle pulci, è un vero miracolo che il bilancio di quest’ultima carneficina non sia stato ben peggiore di così. 

Resta comunque il fatto che gli americani non sono un popolo che se ne sta con le mani in mano. Se c’è da imbracciare un fucile o impugnare una pistola eccoli subito pronti a regalare piombo a gratis anche lì dove meno te lo aspetti. In un mercato, in chiesa, al cinema, a scuola o ad un concerto. Nessun luogo è davvero un luogo sicuro. Anche se paradossalmente, per molti di loro, la sicurezza personale passa proprio dal possedere un’arma pronta all’uso. Due sparatorie che, dopo quella di Buffalo, sembrano essere – anche se è brutto dirlo – la ciliegina sulla torta di un tranquillo weekend di paura. Lo scorso weekend. Sempre che il prossimo non sia pure peggio, visto che le stragi si accumulano così come le chiacchiere di chi condanna questi tragici episodi, ma poi non muove un dito per proibire il possesso e la vendita di armi.

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