Dialogo tra un non capisco e un non so

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Di

Ancelotti e Raiola

– Ah … ma ci sei ancora ? Èvpassata una vita …

Sì, si. Ci sono stati momenti un po’ complicati ma è tutto risolto. Comunque i riscontri avuti dai lettori (grazie, grazie) sono stati sorprendenti (grazie, grazie). Pertinenti e competenti.  

– Lasciamo stare. Nel mondo del calcio intanto ne sono accadute delle belle. Ad esempio i campionati nazionali … 

… stanno per concludersi tra conferme e sorprese. Bayern Monaco e Paris Saint Germain hanno liquidato la pendenza nel segno del «dieci». Dieci sono i campionati vinti dal Paris Saint Germain nei suoi 52 anni di vita (in Italia si parlerebbe di «stella»). Dieci sono i titoli, ma consecutivi!, del Bayern Monaco. Due club che nei loro paesi farebbero storia solo se non vincessero, talmente sono ricchi e «sfacciati»: in pratica possono comprare tutti i calciaori che vogliono, eliminando gli avversari già in fase di mercato. Diciamo pure che fra un anno il dieci diventerà undici.

– A parte queste non notizie c’è altro … 

Spagna e Svizzera, eh già. Da noi il potere dei due club più organizzati, Basilea e Young Boys, ha subito una sosta inaspettata: a vincere, e con largo anticipo, è stato lo Zurigo. Un club ancora a conduzione familiare, un club che rappresenta comunque una salutare boccata di aria fresca. Anche se il dominio è sempre delle grandi città svizzero tedesche … . Una vera svolta arriverebbe da un’affermazione di un club romando o ticinese. Magari dal Lugano in coppa fra una decina di giorni ?

– Dicevi della Spagna, dove sarebbe la novità con l’affermazione, anche qui in anticipo, del Real Madrid ?

Rispondo con un nome, quello di Carlo Ancelotti. Gli è riuscita un’impresa unica: come allenatore ha vinto in Italia, Germania, Francia, Inghilterra e Spagna. Un exploit fantastico. Lui è la semplicità fatta a persona, sa sempre tenere i piedi per terra e le gambe sotto al tavolo (sempre siano lodati quelli che apprezzano la buona cucina!). Lui sa gestire i campioni, tranquillizzare l’ambiente e tenere a bada le ansie. Poi ogni tanto spiazza cronisti e aspettative. Come quella volta che ad un complimento per aver azzeccato i cambi ha risposto che in verità aveva sbagliato la formazione iniziale. O come quando ha zittito i giornalisti italiani sul fatto che, essendo da un po’ di tempo in Inghilterra aveva perso l’abitudine di commentare l’operato degli arbitri. E in quel frangente lui aveva subito un torto dal direttore di gara.

– Però ha sempre allenato grandi club (il Bayern, il Paris, la Juve, il Real, Il Chelsea) …

D’accordo, ma ci si può anche chiedere come mai i grandi club si siano riferiti a lui.  Semplice, umano e vero. E non gli importa se lo fotografano, quando mancano tre giorni alla «partita dell’anno», con l’aria beata ed un sigaro cubano in bocca. Se la festa è, la festa sia. 

– Infine ci sarebbero i campionati destinati al cardiopalmo, quelli che sono tutti da conquistare

Sì, mancano ancora gli esiti dei campionati più bello (quello inglese) e più brutto (l’italiano). Bene così. Fra i due paesi c’è stato uno scambio di simpatiche battute, Bonucci e Chiellini questa estate si sono fatti fotografare davanti ad un piatto di pasta asciutta invitando i brittannici a «doverne così mangiare» prima di vincere. Dall’altra parte della Manica hanno risposto, e con una certa ragione: «voi avete il calciomercato, noi ci teniamo Liverpool- Manchester City», vale a dire il massimo dei massimi oggi sui campi da gioco.

– La settimana però è stata scossa dalla morte di Raiola… , che tipo era ?

Morire a 54 anni è sempre un’ingiustizia, e vale per tutti. Lui però, un niente di niente (lo chiamavano «pizzaiolo» e lui ribadiva «cameriere, prego, io le pizze mica le so fare») è diventato il re del mercato mondiale. Quando si muoveva lui erano … dolori (per i club) e soldi soldi soldi (per i suoi rappresentati ma anche per sé stesso). Era un filibustiere indifferente al significato della parola «impossibile». Parlava 7 lingue senza aver mai messo piede in una scuola superiore, anteponeva sempre la pratica alla grammatica. Sul suo giudizio vanno bilanciate attenuanti e aggravanti. Per le prime metterei il fatto che muoversi in un mondo di pescecani: doversi sedere al tavolo e trattare con certi dirigenti e/o presidenti ti elude scrupoli di coscienza. 

– Non facciamo qui nomi, solo un paio di cognomi: Moggi, De Laurentiis, Lotito …  . Quello del calcio non è un mondo abitato da Candide. Lui, Raiola, aveva chiaramente un’intelligenza ed una furbizia di livello superiore. 

E per le aggravanti ?

– Troppo potere concentrato su di una persona sola non è mai una bella cosa. In pratica dal suo ufficio (sito a Montecarlo, dove se no ? le tasse meglio lasciarle pagare a noi tapini) poteva decidere a tavolino l’esito finale di certe competizioni.

Poi non scorderei l’alone male interpretato da tanti suoi emuli. Certi personaggi che, incoraggiati dal loro essere nessuno («come Lui, come Lui!»), si sono sentiti giustificati nel compiere assolute nefandezze, tipo bazzicare i campi dei ragazzini per strappare contratti a «futuri campioni», con il beneplacito dei genitori. Atteggiamenti assimilabili alla pedofilia e autentico cancro nella formazione, anche mentale, di tanta gioventù. Sono le cose brutte, ma brutte brutte del calcio. 

– Ti sei accorto che fra i meriti hai usato il termine «filibustiere» ?

Urca, è vero. Ma è il mondo del calcio, una vertigine di contraddizioni irrefrenabile. E del resto ne abbiamo lette di beatificazioni a lui dedicate firmate da suoi acerrimi nemici.

– Ci sarebbero ancora tanti argomenti (i piedi dei portieri, Karim Benzema, i calciatori in guerra) …

Alla vertigine appena citata aggiungiamo pure l’infinitezza di argomenti. A settimana prossima dai. Questa volta per davvero. 

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