Elon e l’uccellino

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Alla fine l’ha avuta vinta lui. Tanto ha twittato e tanto ha fatto che Twitter ora è suo. È l’unico proprietario dell’uccellino e dei suoi cinguettii, di una piattaforma social fondamentale per il dibattito pubblico. Eppure, Elon Musk alla guida di Twitter, spaventa molti. “Il prossimo passo è comprare la Coca-Cola e rimetterci dentro la cocaina”, ha twittato lui ironicamente. Le chiacchiere però stanno a zero, Elon. Qui sotto attacco c’è la libertà d’espressione, perché l’idea che una sola persona possa gestire a suo piacimento Twitter sembra a tutti un mezzo passo falso o indietro, più che uno in avanti.

Tanto tuonò che piovve.Voleva Twitter e se l’è preso. Per la modica cifra di 44 miliardi di dollari. Elon Musk, lui, l’uomo che non deve chiedere mai. Perché lo ha fatto? Dice che la politica di moderazione dei contenuti di Twitter non gli garba. Secondo il cowboy sudafricano patron di Tesla e SpaceX, Twitter, dovrebbe garantire la più assoluta libertà d’espressione manco fosse una piazza. Meglio ancora se una piazza pubblica. Un’idea, questa, vecchia e fallimentare. In passato Twitter aveva già cercato, nel limite del possibile, di limitare ogni forma di moderazione proprio perché la sua posizione sulla libertà d’espressione era chiara. Lo è da sempre. Libertà assoluta.

Però, nel corso del tempo, ci si è purtroppo accorti che il procedere a briglia sciolte non funzionava. Rischia di essere una giungla. Quindi cosa farà Elon? Lascerà che Twitter diventi il paradiso delle teorie del complotto? Su Facebook, prima che Zuckerberg prendesse i dovuti provvedimenti, c’erano contenuti che hanno alimentato i disordini e gli scontri di piazza in nazioni come Myanmar e Sri Lanka. Non dimentichiamo il ruolo giocato dai social, e da Facebook in particolare, nella Brexit o nell’elezione di Donald Trump. Esempi che, negli anni, ci hanno più e più volte dimostrato come lasciar completa libertà d’espressione non faccia che incentivare la presenza di contenuti radicali, estremi, falsi o violenti. 

Un terreno di coltura in cui si è assistito alla crescita di una società sempre più divisa e incapace di intavolare un dibattito. I social media non sono campi da gioco neutri. Influenzano, con il loro modo di essere, la società e quindi vanno gestiti. Una moderazione è necessaria. Poi però si pone la questione di chi ha questo ruolo. Chi si occupa di controllare i contenuti? A farlo c’è una manciata di persone. Soprattutto uomini. Sono loro che decidono se un post sul coronavirus va cancellato oppure merita di circolare, se l’ex presidente degli Stati Uniti è dentro o fuori. Una manciata di persone che è in grado di plasmare l’informazione (Berlusconi docet) e a cui ora si aggiunge anche Elon Musk con il suo potere di influenzare l’agenda politica e mediatica globale. L’uccellino è in gabbia, nella sua gabbia e adesso potrà farne l’uso che vuole. 

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