Il pozzo americano delle stragi

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Ci vorrebbero scrittori di chiara fama e lucido intelletto per descrivere questa cosa. Ci vorrebbero i Levi, i Garcia Marquez, gli Steinbeck per avere la capacità di linguaggio, per descrivere il vuoto cosmico di una mente, il furore estatico della follia o il pianto lungo delle madri americane.

Ci vorrebbe chi ha toccato la follia come un frutto velenoso ed è riuscito a farlo senza che il frutto, gonfio nero e putrido, gli esplodesse tra le dita, il nero cosmico di una mente malata come quella di chi ha tirato il grilletto ieri in Texas, Salvador Ramos, 18 anni pure lui come Payton Gendron, che a Buffalo pochi giorni fa ha ucciso 10 persone. (leggi qui sotto)

Due diciottenni americani sono i protagonisti di queste fiabe da incubo, quelle con orchi e streghe che divorano bambini, quelle del pifferaio di Hamelin che trascina con sé la legione di infanti. Diciottenni come mia figlia ora, che ha negli occhi chiari la serenità di chi ha avuto una famiglia decente, affetto, ascolto, comprensione. 

L’America può limitare il controllo delle armi, (cosa che non farà mai) ma non servirebbe a niente. Quello di ieri è l’ennesimo angoscioso segnale di un paese profondamente malato, che sta involvendo in una lucida e cieca follia dove i Ramos e i Gendron sono solo le cartine di tornasole che certificano l’acidità di un clima contorto e maledetto.

Un paese che ha nei protocolli di rischio scolastico, oltre alle esercitazioni antincendio anche quelle anti strage, è un paese che si è rassegnato a vedere morire i suoi figli. E l’immobilismo letale della politica repubblicana, che ha sempre sostenuto la lobby delle armi è lì a provarlo, come quel governatore del Texas, Greg Abbot, che è riuscito a far passare una legge solo l’anno scorso, che permetteva a tutti non solo di possedere un’arma (senza documento alcuno né porto d’armi), ma anche di portarsela in giro come un chiuauha.

Questo è il sintomo di una demenza politica, che ha le radici in un conservatorismo colpevole e vergognosamente inetto a gestire non solo la cosa pubblica, ma anche i propri figli.

E riusciamo a leggere, anche da qui, la triste e angosciata impotenza di quelle schiere americane che lo metterebbero un limite alle armi, che vorrebbero migliorare l’assistenza sanitaria psichiatrica. Una schiera che viene regolarmente travolta dall’orda ottusa dei “trumpisti”, un termine inadeguato ma che ci fa capire il serbatoio di energia da cui viene questo orrore: boria, arroganza, razzismo, liberismo, incapacità di aiutare i deboli.

E sono loro i primi deboli, i Gendron e i Ramos, talmente deboli da annichilire la propria mente razionale per trasformarsi in mostri di tentacoli oscuri, in alieni voraci e incapaci di empatia.

E pure noi, che siamo più sensibili a questo autunno di bambini, che stanno come sugli alberi le foglie, in un giorno dimentichiamo perché in fondo non ci riguarda, perché in fondo l’America è lontana, come cantava De Gregori.

Un giorno di notizia, e poi via: lo scudetto della Roma, il vaccino Pfizer a prezzo di costo nei paesi poveri, i tagli alla casa anziani di Grono. Un giorno per un momento di gloria, quello cercato dai Gendron e dai Ramos, che ormai sta diventando una triste abitudine.

E io non riesco a togliermi dalla mente gli ultimi minuti di quei bambini urlanti e spaventati, che hanno visto il loro personale orco aggirarsi indisturbato tra i banchi e far saltare loro la testa uno a uno. Non riesco a sopire quell’angoscia che mi risulta difficilmente sopportabile e comprensibile. Sono solo felice che i miei figli svizzeri non andavano a scuola passando attraverso i metal detector, non avevano le guardie all’entrata delle aule e non rischiavano il massacro che, come una lotteria, tocca ai bambini americani.

E non è dimenticanza degli altri, l’orrore è persistente, geograficamente ben distribuito e uguale ovunque. Ma ce un’immotivante paura in queste stragi, l’incapacità di comprendere. Non è vendetta, rabbia o sadismo, è qualcosa di più oscuro e profondo, un abisso che affonda nella mente umana, un pozzo scivoloso e che puzza di muffa.

Un pozzo terribilmente e tipicamente americano.

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