La cucaracha di milione di case vuote

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Osservo una serie di immagini aeree che giungono dal Messico e non posso che restarne dolorosamente stupito: uno spettrale paesaggio di case schierate in moltitudine allineata e quasi militarizzata, cubetti o stilizzati gingilli partoriti da un progetto di qualche urbanista che adora il surreale frammisto al distopico. Le foto dall’alto raccontano delle città fantasma di Queretaro, Ecatepece e Monterrey dove recitano il loro sconsolato abbandono chilometri e chilometri di abitazioni alla Lilliput, appiccicate e senza il conforto di un filo di verde.

Sembrano scatolette di mentini , quadratini di un cioccolato nuovo di pacca e immangiabile per le troppe pecche.Rappresentano il disordine mentale di quartieri finiti e mai seriamente vissuti, creati per milioni di ipotetici abitanti, con le bitumiere di una fotocopiatrice monotona più del solito.

Questo sterminato coagulo di arnie ignorate è scaturito , oltre una ventina di anni fa, dallo sciagurato progetto della amministrazione di Vicente Fox, Fox come la volpe.Certe politiche di sviluppo urbano e abitativo esigerebbero un congruo rispetto per le basillari esigenze di un decoro sociale, clamorosamente disatteso in questa vicenda di miriadi di alloggi concepiti per persone a basso reddito.

Sotto la gestione di Felipe Calderon, attraverso mutui erogati dal Fondo nazionale per la edilizia abitativa, un mondo di messicani malcapitati si è autoapposto al collo il nodo scorsoio delle rate contratte  per un sogno fasullo: i mega nuclei delle costruzioni sono stati realizzati in zone scarsamente collegate, prive di infrastrutture viarie dentro una logica di sanguinante caos strategico.

Le casette hanno immediatamente presentato la loro connotazione di fragilità nella controvirtù di materiali di scarsissima qualità  mentre latitavano le promesse che avevano garantito “l’arrivo di fabbriche e di realtà operative che avrebbero distribuito lavoro a pioggia. I blocchi abitativi, costruiti prevalentemente fra il 2001 e 2012, si sono rivelati figli bastardi di” errori a catena nella pianificazione di un progetto che neppure considerava l’organizzazione di servizi pubblici”.Dei cinque milioni di crediti concessi ,quattro milioni prevedevano gli incrementi dei tassi in un regime di salario minimo sempre più minimo ,tale da innalzare la muraglia di debiti non solvibili.

Approssimazione irrispettosa , arrogante superficialità e sprezzante incapacità di pianificazione hanno nel tempo acceso la miccia di un controesodo dagli esiti corrosivi. Ogni anno sono state abbandonate oltre 80.000 case , mentre negli angusti locali proliferava il sabba dei calcinacci, delle crepe e dei tentennamenti dei ciondolanti mattoni provenienti dai principeschi saldi delle gabole concertate.

Ammontano a cinque milioni le proprietà abbandonate e il 5% della popolazione messicana non ha una dimora decente o stabile.Restano le testimonianze degli scatti dall’alto, imbarazzanti formicai di casine forse edificate con lego di seconda o terza mano, più probabilmente schizzate con una frenesia muraria appartenente alla tecnica dei calci nel sedere. 

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