La frustrazione di Kim Jong Un

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Il recente conflitto ucraino a seguito dell’invasione russa, ha calamitato l’attenzione dei media. Cosa che mette in ombra le consuete e regolari bizze del regime nordcoreano.

Ammettetelo, se anche voi foste Kim Jong Un, un po’ la stizza vi monterebbe come panna su una torta di fragole. Prima due anni di covid e ora la guerra russo-ucraina, che si pappano tutta l’attenzione dei media. Ma c’è di più, le minacce reiterate e ormai dozzinali del regime coreano, scompaiono di fronte al terrore suscitato dalla paventata terza guerra mondiale evocata dai russi.

Perché quando rischi di vederti crollare addosso una montagna, te ne freghi allegramente se il vicino ti ha occupato il parcheggio. Ecco perché, la quattordicesima esibizione di forza coreana dall’inizio dell’anno, dove Pjongyang spara per aria missili come se fossero petardi di capodanno, non disturba più di tanto l’occidente. Certo un po’ più di ansia, a sud coreani e giapponesi rimane, ma è ormai ordinaria amministrazione.

Leggiamo dal sito RSI news:

“La scorsa settimana, il leader Kim Jong-un si è impegnato ad accelerare lo sviluppo dell’arsenale nucleare del suo Paese durante l’enorme parata militare del 25 aprile, mentre i colloqui di denuclearizzazione con gli Stati Uniti permangono in fase di stallo. Kim, nell’occasione, promise lo sviluppo accelerato delle forze nucleari “alla massima velocità possibile”, annunciando che la deterrenza atomica non era più sufficiente, avanzando l’ipotesi di utilizzo dei relativi arsenali anche nel caso di minaccia agli “interessi fondamentali” della Corea del Nord.”

Parole che sentiamo da anni, decenni e che lasciano ormai, di fronte alla tragedia dell’Est Europa, il tempo che trovano. Ecco perché mi immagino il paffuto despota coreano, prendere a sberle i suoi ministri perché le minacce ormai stantie non hanno più un grande effetto.

Durante la recente parata militare nella capitale che celebrava i 90 anni delle forze armate, Kim Jong Un ha sfoggiato felice come un bambino che mostra la sua nuova scatola di lego, i suoi missili balistici intercontinentali. Il tutto circondato da alti ufficiali con talmente tante medaglie (non si sa guadagnate come) da sembrare alberi di Natale all’Ikea nel mese di novembre.

Quello che non si capisce e cosa voglia fare il dittatorello coreano sul lungo termine. Perché le minacce che non hanno seguito alla fine diventano aria fritta, e non me lo ci vedo sparare davvero due o tre missili solo per ricordare al resto del mondo che esiste. Un impasse resa ancora più frustrante, appunto, dalla guerra russo-ucraina.

Noi poveri merli, che ci illudevamo che la minaccia nucleare sarebbe terminata dopo il crollo del muro di Berlino, dobbiamo oggi ricrederci, con cani e porci che maneggiano missili nucleari come bambini un volano da badmington. L’unica consolazione è che la Svizzera è uno dei paesi più bunkerizzati al mondo, con, in teoria, sufficienti posti per tutta la popolazione. La cosa rende allegri, pensando a quanto potremo, in caso di conflitto atomico, prolungare la nostra agonia. In bocca al lupo cari compatrioti!

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