La pubblicità senza pubblicità

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Abbiamo passato l’ultimo trentennio a farci imbottire di pubblicità. Prima era carosello, dove la réclame aveva ancora un minimo di etica. 

Gli spot erano relegati a uno spazio tutto loro dopo il telegiornale, raggruppati in un unico programma, carosello appunto. Potevi decidere di andartene o farti un caffè per quei 10 minuti. Ma la gente lo aspettava carosello, anche perché le pubblicità di allora erano piccoli gioielli di inventiva: sketch, corti animati, piccole storie divertenti. Insomma, i prodotti di allora per vendersi ti raccontavano storielle buffe che alla gente piacevano, ma soprattutto non sfrantecavano le gonadi ogni 5 minuti di film con 5 minuti di pubblicità.

Poi c’è stato il boom delle televisioni private e con esse la marea di pubblicità che servivano a far fare introiti principeschi alle varie reti. E allora fine della pacchia, vuoi la tv senza canone? Ti cucchi decine di minuti di pubblicità, al punto che un film che comincia alle 21.00, termina alle 12’00. Ma questo ormai lo sappiamo.

Stessa cosa per i giornali online. Da una fruizione libera a una criptata su abbonamento, e ci sta visto che i giornalisti lavorano comunque. Anche qui le pubblicità hanno cominciato a imperversare. Poi è arrivata la pubblicità mirata. Cerchi per caso un tappetino per il bagno viola, e per due mesi ti appaiono pubblicità di tappetini viola ogni volta che apri un sito di informazione. Perché loro sanno quello che fai, quanti battiti cardiaci hai e sanno meglio di te ciò che desideri, anche se non lo sai ancora.

Le pubblicità, che prima erano discrete e tollerabili, poi sono diventate simili a licaoni affamati, vieppiù invadenti e aggressive, fino a diventare una giungla di popup e schermate che rendono virtualmente difficile, se non impossibile leggere in santa pace. Finita l’epoca rilassante della mezz’oretta al bar col caffè e il fido quotidiano religiosamente spianato di fronte a te. 

Sembrano passati secoli ma era solo ieri. Oggi, una nuova e ulteriore frontiera si è aggiunta a questa storia che vede valanghe di pubblicità riversarsi su di noi.

Non vuoi più la pubblicità? Pagaci se non vuoi vederla. Ecco l’annuncio trovato di recente sul sito di un quotidiano nazionale italiano. La tentazione è forte, ma ci troviamo di fronte a un paradosso, quello appunto, di dover pagare per non vedere immagini che cercano di venderci qualcosa e su cui altri lucrano.

Ecco dunque la pubblicità di un servizio che ti permette di non vedere la pubblicità e di ritrovare allora un po’ della serenità perduta. Una follia targata ventiduesimo secolo, che ho l’impressione non finirà qui. Presto rischieremo di vedere la pubblicità di un servizio che ti impedirà di vedere pubblicità che ti permette di non vederla (la pubblicità). Insomma, una carambola di annunci e annuncini che in fondo mirano sempre e solo a una sola cosa, fare soldi. 

Come resistere? Non so, ignorandoli. Ignorando la pubblicità e continuando a leggere imperterriti anche se ci sono po-pup che ti si infilano in tutti gli orifizi, continuare a leggere anche se ti ammicca la pubblicità che non promette pubblicità. Ma soprattutto, non comprate niente di quello che pubblicizzano. O almeno provateci.

Probabilmente morirete nudi e di inedia, perché finirete per boicottare l’universo mondo, ma volete mettere la sensazione di dire: ho fatto resistenza al sistema? 

Tra l’altro, coi dentifrici siete a posto? Perché avrei un nuovo fantastico prodotto naturale a base di bava di cimice e alghe abissali…

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