La triste fine di Escobear

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Che avete capito? Avete letto bene? Eh? Evidentemente no. Qui non parliamo del leader del cartello della droga colombiano, ma del soprannome dato a un povero orso cocainomane.

Dimenticate percorsi di riabilitazione o comunità di recupero. Il povero Escobear (simpatico nomignolo affibbiatogli dopo il fattaccio, evidente incrocio della parola bear con Escobar) è ormai defunto. D’altronde, come ha specificato il veterinario forense che ha eseguito l’autopsia (ora sappiamo che esistono anche i veterinari forensi):

“Non c’è nessun mammifero sul pianeta che potrebbe sopravvivere a una cosa del genere. Emorragia cerebrale, insufficienza respiratoria, ipertermia, insufficienza renale, infarto, ictus… immaginate qualunque cosa, quell’orso l’ha avuta”.

Ma come si sono svolti i fatti? Vi spieghiamo la storia di questo colfd-case, che vale la pena di raccontare perché un unicum nella storia probabilmente. 

Siamo nei boschi della Georgia, e specificatamente nella foresta di Chattahoochee, una zona montagnosa e selvaggia, che in autunno si tinge di rosso, creando mirabolanti paesaggi. Terra di cervi, orsi ma anche di contrabbandieri.

Ed è qui che la storia di Andrew Thornton, ex agente dell’FBI corrotto, si intreccia con quella del malcapitato orso. Thornton, volava sopra la foresta col suo aereo privato e con a bordo una partita di droga. Un’avaria lo aveva costretto a gettarsi col paracadute, ma l’ex agente era evidentemente un po’ sfigato, gli inquirenti lo trovarono stecchito (il paracadute non si era aperto) accanto a lui un borsone con 40 chili di coca, per un valore di 15 milioni di dollari. La polizia pensava che fosse finita lì, fino al ritrovamento, tre mesi dopo, del cadavere del povero orso, che si era inghiottito la seconda parte del carico.

Il plantigrado, di 80 chili di peso, non si sa come, si era spazzolato 30 chili di polvere bianca. Un po’ tanta anche per un orso. Non sappiamo in che stato ha vissuto il povero orso i minuti che gli sono rimasti dopo aver inghiottito quell’enorme quantitativo di droga, ma di sicuro era bello sveglio, almeno finché non è rimasto stecchito. 30 chili di cocaina ingeriti, sono equivalenti a una cannonata nel cervello, a uno schiacciasassi che ti investe, insomma, non hai scampo. Anche nella Lugano bene, seppur allegri consumatori, si è più moderati.

Di certo in quei pochi istanti, Escobear è probabilmente stato l’orso più iperattivo non solo del parco, ma dell’universo. 

Ecobear, diventato famoso, fu impagliato, ma la sua travagliata storia non finì lì. Nei primi anni ’90 venne acquistato dal cantante country Waylon Jennings, poi regalato a un amico e infine battuto all’asta, comprato da un imprenditore cinese che lo portò in patria. Qualche tempo fa l’associazione Kentuky for Kentuky lo ha rintracciato e, con l’appoggio della vedova dell’imprenditore, signora T’ang, lo ha fatto tornare in patria, esposto oggi al Kentuky Fun Mall di Lexington, un negozio il cui motto è:

“La nostra missione è quella di coinvolgere e informare il mondo promuovendo persone, luoghi e prodotti del Kentucky. E fare il culo al commonwealth!”

Affascinante slogan per uno shop che vende prodotti che promuovono lo stato USA. Cosa c’entri un povero orso cocainomane della Georgia con le genti orgogliose del Kentucky, non lo so, ma d’altronde sperare di capire le follie americane, a volte trascende le nostre menti da vecchio continente. Possiamo solo dire concludere con una frase di bob Marley:

“Perché bere e guidare quando puoi fumare e volare?”

Addio Escobear

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