L’angolo d’Europa che vive negli anni 90

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Recentemente il piccolo stato est-europeo della Moldavia è balzato sotto i riflettori dei media, quando sono stati pubblicati rapporti di movimenti militari nella regione della Transnistria, il che ha spinto il governo moldavo a dichiarare l’allerta generale. 

Transnistria è però un nome che molti di noi non hanno mai sentito. E se vi dicessi che la Transnistria non solo esiste, ma è di fatto uno stato indipendente? Forse non mi credereste, d’altronde sulle mappe non c’è. 

La Transnistria non è mai stata importante per noi genti dell’Europa occidentale, ragion per cui viene spessissimo dimenticata nelle lezioni di geografia. Ufficialmente conosciuta come “Repubblica moldava di Pridnestrovie”, prende il suo nome comune dal fiume “Dniester” che traccia il confine occidentale della piccola repubblica. Quello orientale è delimitato dalla frontiera ucraina. Il censo più recente registra una popolazione di circa 450’000 persone, e la città di Tiraspol funge da capitale. 

Ma perché la Transnistria esiste? Perché dovrebbe essere coinvolta nella guerra? Beh, questo staterello ha una storia breve, ma intensa e ricca di significato.

Dopo la Seconda guerra mondiale l’armata rossa occupa la Romania, che all’epoca controllava anche i territori conosciuti come “Bessarabia”, ora facenti parte di Moldavia e Ucraina. I sovietici riorganizzarono la zona formando le repubbliche socialiste di Romania e Moldavia. A questo punto, la striscia di territorio che oggi chiamiamo Transnistria va a comporre le frontiere orientali della repubblica socialista moldava.

La regione ha una composizione etnica differente dal resto della Moldavia, a maggioranza etnicamente romena. Per questa ragione nel 1990, sul finire dell’Unione Sovietica, Mosca decide di stabilire la “repubblica socialista sovietica moldava di Pridnestrovie” (che si aggiudica sia il premio per nome più lungo e più ricco di aggettivi). L’idea è che la regione scelga di rimanere vicina alla Russia in virtù della sua consistente minoranza demografica Russa, anziché perderne il controllo nel caso la Moldavia avesse dovuto cercare l’indipendenza o l’unificazione con la Romania. Quest’ultima scenario effettivamente si verifica, e nel marzo 1992 il recentemente indipendente governo moldavo e le unità di autodifesa della Transnistria combattono un breve ma intenso conflitto armato. Si giunge a un cessare il fuoco, che ci porta allo status quo di oggi: la Transnistria è di fatto totalmente indipendente e sovrana, ma non riconosciuta a livello internazionale. 

Questo paesello è una vera e propria reliquia storica. Unico paese europeo a portare ancora la falce e martello sulla sua bandiera, la Transnistria è una vera e propria sopravvissuta. Basti pensare al fatto che lì si usa l’unica valuta con monete fatte di plastica invece che metallo, per dedicare più materie prime alla produzione industriale. Già, è un posticino davvero interessante. 

Per Putin e per la Russia di oggi, la Transnistria ha lo stesso valore strategico che aveva allora; funzionalmente, agisce da base militare estera per l’esercito Russo. Nella zona è rimasta fino ai giorni nostri una presenza militare russa, vestigia del sostegno che la Russia diede alla piccola repubblica durante la sua lotta per l’indipendenza. Ufficialmente designate come forze di peacekeeping, il loro numero ed equipaggiamento non è conosciuto con precisione. Sullo scoppiare della guerra in Ucraina il governo della Transnistria ha dichiarato la sua neutralità, ma negli scorsi giorni ci sono stati attacchi al ministero della sicurezza e a diverse installazioni per le telecomunicazioni. Questo ha allertato i paesi limitrofi, particolarmente preoccupati a fare in modo che il conflitto non si estenda.

Provocazione orchestrata dalla Russia per convincere la Transnistria a unirsi all’invasione, genuino errore da parte delle forze armate ucraine, o pretesto per permettere all’occidente di soggiogare l’ultima traccia dell’URSS in Europa? Non è chiaro, verosimilmente lo sapremo a breve. Ma la storia di questa vessata e sottile striscia di terra abitata da Russi, Ucraini, Moldavi, Bulgari e Gagauzi non è ancora finita.

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