Mamma, copriti che li provochi!

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In Afghanistan torna l’obbligo del burqa. A deciderlo la guida suprema del Paese talebano: “Le donne devono indossarlo per non provocare gli uomini”. A Rimini invece, durante l’annuale adunata degli Alpini, sono diverse le segnalazioni di molestie da parte delle truppe di montagna verso la popolazione femminile della città marittima. L’egemonia maschile e patriarcale colpisce ancora, mentre noi restiamo immobili a guardare.

Una mamma è una donna. E la donna è prima di tutto un essere umano con una dignità. 

Che banalità, qualcuno dirà leggendo questa frase. E io non posso che darvi ragione: ho detto un’ovvietà. Eppure, in questo mondo, da qualsiasi punto lo si voglia guardare e ci si trovi, è pieno di esempi, di notizie, di storie che dimostrano come questo non sia evidente a tutti. 

Forse perché fra esseri umani amiamo riempirci la bocca, fino ad ubriacarci, di belle parole: “siamo per l’uguaglianza”, “abbiamo tutti gli stessi diritti e doveri”, “le donne non si toccano neanche con un fiore”, “le donne sono libere di poter essere ciò che vogliono”, “il corpo, ragazze, è solo vostro”. Tutto stupendo, peccato solo che al nostro alcolismo di buoni intenti manchino molto spesso i fatti. E ancora oggi, non riusciamo a capire che la nostra dipendenza, è il frutto di un male più profondo del semplice desiderare una droga. 

Concepiti da una società patriarcale

Noi, prima ancora di essere figli e figlie delle nostre madri (e padri) siamo, tutti e tutte, gli eredi di una società patriarcale che per secoli ha fatto della sopraffazione maschile su quella femminile (ma non solo) la valvola per gestire, togliere o dare potere. 

Il potere di non farle partecipare alla cosa pubblica, impedendole di votare, perché considerate non in grado. Il potere di non darle dritto ai propri averi, che passavano dalle mani del padre-padrone, a quelle del marito-padrone. Il potere di potersi mettere fra una donna e il suo Dio, se credente. Il potere di decidere del suo corpo, sia esteriormente, quindi decidendo che tipologia di vestiario indossare, sia interiormente, decidendo del proprio utero. Il potere di decidere anche dell’affettività di una donna, con chi doveva contrarre matrimonio e in che maniera doveva soddisfare il coniuge. Il potere di scegliere anche in che circostanze una donna possa essere ritenuta vittima o carnefice, come nei casi di violenza sessuale. Insomma potrei continuare all’infinto con gli esempi. 

Torna il burqa in Afghanistan

Qualcuno ora molto probabilmente vorrà contestare sostenendo che molto di ciò che ho scritto si riferisce a pagine passate di Storia. Sì in parte è vero, ma non del tutto. Basta infatti allontanarci dai confini nazionali ed “Occidentali” per vedere come, in altre parti del globo, di passi avanti bisogna ancora compierne. 

È notizia di ieri, ad esempio, che in Afghanistan il capo supremo ha ordinato alle donne di indossare il burqa in pubblico, imponendo così la restrizione più severa alle libertà femminili da quando i talebani sono tornati al potere lo scorso agosto.

“Dovrebbero portarlo, poiché è tradizione e indossarlo è rispettoso”, si giustifica nel decreto Hibatullah Akhundzada, che aggiunge “Le donne né troppo giovani né troppo vecchie dovrebbero coprire il loro viso quando si trovano di fronte a un uomo che non è un membro della famiglia. Se non hanno compiti importanti da sbrigare, è meglio che restino in casa”, si legge ancora nel documento.

Eppure i talebani avevano promesso, alla partenza degli Stati Uniti, di mostrasi meno intransigenti. E invece, dopo aver gradualmente estromesso le donne dagli impieghi pubblici e l’aver negato loro la possibilità di viaggiare e frequentare le scuole superiori arriva anche questo: l’imposizione di vestirsi come vogliono loro (gli uomini) secondo regole religiose (mica di Dio. Sempre le loro, degli uomini). 

La cultura maschilista esiste anche da noi

“Ma sì, alla fine è perché la loro cultura è fatta così”. La loro cultura, mi sono sentita dire da più persone riguardo a tale notizia. Sì, effettivamente parlano una lingua diversa dalla nostra, utilizzano un alfabeto diverso e le loro papille gustative prediligono cibi piccanti e molto speziati rispetto a “noi” (noi inteso come europei). Ma no, l’idea che bisogna gambizzare le donne in modo tale da avere un avversario in meno nella corsa al potere è un elemento che si rivede in quasi tutte le società del globo. 

Nella vicina Italia, ad esempio, durate l’adunata degli Alpini a Rimini, sono già stati segnalati diversi casi di molestie ai danni della donne della città: palpate, frasi inopportune, cat calling, strusciamenti delle parti intime, insulti, in alcuni casi veri e propri agguati a sfondo sessuale. 

Vero, non ha lo stesso peso di una legge che impone di coprirsi dalla testa ai piedi, ma ciò è figlio della stessa radice oppressiva: “Sono un uomo, sono milite, sono libero di trattare te e il tuo corpo come voglio”. 

Oppure ancora ciò che sta succedendo negli Stati Uniti, dove la Corte Suprema sta rimettendo in discussione il diritto all’aborto. O ciò che sta avvenendo in Ucraina, con centinaia di strupi di guerra perpetrati dai soldati russi sulle donne ucraine. E anche qui poteri continuare a proporvi esempi…

Oggi è la festa della mamma. Nell’omaggiare la figura genitoriale (che non riesco scindere dalla figura di genere) ricordiamo sempre che, oltre all’immensa gioia c’è anche tanto dolore. Sia esso nelle doglie del parto, o di una vita fatta di soprusi.

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