Nell’epoca delle Grandi Dimissioni

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Lo scorso anno, negli Stati Uniti, oltre 47 milioni di persone hanno deciso di licenziarsi. Hanno tutti quanti rassegnato le proprie dimissioni. Abbandonando il proprio posto di lavoro. Ma come si spiega questa diserzione di massa da una guerra che è prima di tutto identitaria? Sì, perché non c’è elemento che ci caratterizza e contraddistingue più del lavoro. Che lavoro fai? Quante volte ce lo siamo sentito chiedere? Eppure, oggi, malgrado la pandemia o proprio a causa di quest’ultima, una fiumana di persone sta rinunciando a un lavoro, innescando quel fenomeno senza precedenti, noto come le Grandi Dimissioni.

Dall’inglese Great Resignation, questa inedita tendenza economica che vede intere schiere di dipendenti dimettersi volontariamente dal loro impiego è scoppiata negli Stati Uniti, in piena pandemia da Covid-19, all’indomani del rifiuto del governo di fornire protezioni ai lavoratori. Ma cos’ha portato a quest’impennata del tasso di dimissioni? In passato questo numero è stato un prezioso indicatore che ci dava la misura di quanto i lavoratori fossero pronti a scommettere sul proprio futuro, convinti di poter trovare un impiego migliore e in assoluto pagato meglio. Ma è ancora così? Oppure la ragione va cercata altrove?

In un momento come quello della pandemia, per molti, avere un lavoro ha significato avere un’ancora di salvezza. Per altri invece è diventato un insopportabile peso di cui liberarsi a qualunque costo. In fondo, vista l’ampiezza del fenomeno, qualcuno lo ha perfino letto come uno sciopero. Come una forma di protesta collettiva. Se fossimo stati in guerra probabilmente si sarebbe trattato di una diserzione di massa. Un fenomeno che per gli esperti è da considerarsi strettamente legato agli effetti della pandemia. Alto numero di morti, rischio di burnout e cambio di abitudini ci hanno fatto riconsiderare le nostre priorità. 

Proprio grazie al Covid la salute è tornata ad essere una delle voci in cima alla lista. Condizioni di lavoro e turni massacranti non sono più considerati tollerabili. E anche se dietro a questa tendenza non c’è per forza il desiderio di lasciare tutto per voler cambiare vita in modo radicale, c’è sicuramente il desiderio di un lavoro che sia meno tossico. Le aziende dovranno iniziare a tenere conto della salute dei propri dipendenti che con le Grandi Dimissioni si sono resi conto che hanno un’arma. Se ancora negli anni Ottanta si scendeva in piazza, c’era una lotta, oggi quella lotta per una vita migliore si combatte in un altro modo. 

Ma si combatte sempre e ancora per il lavoro. Per un lavoro che sia dignitoso. Ecco perché è sempre più importante lavorare per un’azienda che abbia degli ideali al passo coi tempi. Bisogna saper dare significato al lavoro. Bisogna farlo, essendo il lavoro una parte importante della nostra vita. Essendo un elemento che ci connota, ci caratterizza. È un rapporto intimo quello che c’è tra noi e lui. E la qualità della vita sul posto di lavoro ha un peso sempre maggiore nella scelta. Si vive una volta sola. Saper dare un senso al lavoro è la via. 

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