Niente pace umiliando la Russia

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Interessante la posizione del presidente francese Macron, frontman ufficioso d’Europa, che ha recentemente dichiarato: “È l’ora della tregua, la pace non si ottiene umiliando la Russia”. 

Una versione della storia che si distacca, dopo due mesi di guerra, dalla linea dura Usa e Nato. Insomma, l’Europa sembrerebbe rendersi conto che l’idea di schiacciare la Russia va solo a vantaggio degli americani, ma rischia di lasciare un mucchio di macerie e conflitti insanabili in casa nostra. Una linea pragmatica e seria, che troviamo anche nell’intervista di Roberto Antonini su La Regione Ticino al filosofo e accademico Noam Chomsky, una delle teste pensanti più acute degli ultimi decenni. 

Perché ora è il momento della logica e del pragmatismo, ma è soprattutto il momento di ribadire che l’Europa ha un potere contrattuale e non è una marionetta al soldo di nessuno. 

È appunto Chomsky, nella sua intervista, a delineare questa linea d’azione. E ricordiamo che il filosofo statunitense ha radici ucraine il che, se non lo pone al di furi di ogni sospetto, difficilmente lo colloca in area putiniana, viste anche le sue passate condanne al leader russo.

Chomsky, a domanda di Antonini, espone con lucidità e precisione una domanda, che ripete più volte e alla quale, ognuno di noi cittadini europei dovrebbe rispondere:

“…sarebbe disposto a condurre il più orribile degli esperimenti e scoprire così se Putin si arrenderà pacificamente o se userà tutti i suoi armamenti per devastare l’Ucraina?”

Eccola li, nella sua scabra realtà, la domanda cruciale. Vogliamo davvero continuare a rischiare al tavolo da poker della storia? La resistenza è un diritto sacrosanto dei popoli a un’invasione, ma siamo disposti a vedere cosa farà Putin una volta messo all’angolo da una superiorità bellica e tecnologica? Siamo davvero disposti, noi europei, a veder riapparire macerie fumanti solo per compiacere una visione geopolitica che contempla non la sconfitta ma il completo annichilimento della Russia? Sia chiaro, nessuno da ragione a Putin e questo è ormai chiaro a tutti, ma sembra comunque logico e palese che la via diplomatica, come ventilato recentemente da Zelensky (subito smentito dalla NATO) è l’unica praticabile se vogliamo evitare un’estensione del conflitto.

Non è accettabile che la Nato e gli Usa, sostengano il diritto dell’Ucraina all’autodeterminazione, e poi non accettino i tentativi Ucraini di ridurre i danno, cercando un accomodamento con il vicino russo.

Che gli USA vogliano far fuori la Russia è un dato di fatto, lo è da tempo, come è anche chiaro che se ci fosse la possibilità, la Cina farebbe la stessa fine. Cina e Russia ne sono perfettamente consapevoli, e tre galli in un pollaio possono portare solo al disastro.

Un altro pragmatico ragionamento va fatto ed era lo stesso che Berlinguer, amato leader dei comunisti italiani aveva rilasciato a Gianpaolo Pansa, sul Corriere della sera nel 1976, in pieni anni di piombo:

“…Io voglio che l’Italia non esca dal Patto Atlantico «anche» per questo, e non solo perché la nostra uscita sconvolgerebbe l’equilibrio internazionale. Mi sento più sicuro stando di qua, ma vedo che anche di qua ci sono seri tentativi per limitare la nostra autonomia.”


Se dobbiamo scegliere, meglio atlantisti, pur turandoci il naso. Oggi la guerra Ucraina, di cui tutti sono colpevoli, sia la Nato come anche gli statunitensi e i russi, è un nodo che viene al pettine. Possiamo decidere, come europei, di pettinare i capelli sgarbugliando la matassa o tirare finché il nodo non si strappa, come dice Chomsky. 

Un Europa forte è solo un miraggio o la via diplomatica, mettendo in disparte gli alleati americani è possibile? Non lo sappiamo, di certo però mettere all’angolo l’orso russo non può essere una buona politica per l’Europa, che dovrebbe cercare di trovare in Mosca un alleata e non un avversario secolare, rompendo così dinamiche che si perdono nelle ombre della storia. 

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