Oligarchi morti in marcia

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Diciamo che se fino a ieri, essere un oligarca russo era una figata, tra yacht, belle donne, caviale e champagne, oggi è la categoria col tasso di mortalità più alto dopo i minatori sudafricani. Eh si, dopo il settimo riccone legato a doppio filo al sistema economico ed energetico russo, che muore per un “incidente”, molti suoi colleghi o sono diventati adoratori di Putin o si sono chiusi in un bunker in preda al terrore.

La caduta “accidentale” e scusate se uso ancora le virgolette, di Andrej Aleksevic Kruwkosky, manager 37enne di Gazprom, lascia ormai poco spazio all’immaginazione. Prima del direttore del resort sciistico di proprietà dell’azienda energetica russa, in circa un mese, sono deceduti misteriosamente altri 6 oligarchi o top manager.

Tutti morti mica di infarto, infatti le circostanze dei decessi, sono alquanto misteriose ed angoscianti. Solo pochi giorni fa, due di loro sono morti per “suicidio” in sole 48 ore. Ma c’è di più, in tre casi, ad accompagnare i manager al salto nel buio c’era la famiglia.

Inoltre quattro dei morti erano manager di Gazprom o di strutture legate ad essa.

Insomma, roba da scriverci un romanzo alla Ken Follet. Che i servizi segreti, soprattutto quelli più performanti, usino metodi del genere lo sappiamo anche a prescindere da film e libri di spionaggio. Basti solo ricordare il Mossad israeliano che dopo l’attentato alle olimpiadi di Monaco del 1972 a opera di Settembre nero, si mise sistematicamente ad eliminare, ovunque si trovassero, i vari leader palestinesi. Un operazione chirurgica e letale entrata nei libri di storia contemporanea.

Quelli dei servizi segreti russi non sono dei fessi. L’attuale FSB (Servizio federale per la sicurezza della Federazione russa), erede del KGB e precedentemente del NKVD, continua con simpatica ostinazione nel solco della tradizione. Perché se un oligarca morto è un caso e due sono una coincidenza, da tre comincia ad essere un indizio. E se sono 7, siamo di fronte a un rischio di estinzione paragonabile a quello della foca monaca.

Ma andiamo con Ordine. Tra i morti ci sono Sergey Protosenya, ex presidente di Novotek (un gruppo di digitalizzazione, automazione ed analisi per le industrie) trovato morto con moglie e figlia. Oppure Leonid Sulman, capo dei trasporti di Gazprom Invest e Alexander Tyulakov, anche lui dirigente del gigante del gas, trovati entrambi morti nello stesso villaggio di Lenininsky, entrambi misteriosamente suicidatisi.

Poi è toccato al miliardario russo di origina ucraina, Mikhail Watford, ucciso in Inghilterra. Segue Vasily Melnikov, titolare di un’azienda di forniture mediche, pure lui spazzolato dalla vita insieme alla famiglia, moglie e due figli, tutti accoltellati.

Ancher Vladislav Avayev, ex vicepresidente di Gazprombank viene trovato morto a metà aprile, sempre con moglie figlia.

Se questi sono avvertimenti dei servizi segreti oppure semplicemente un’epurazione di coloro che sono ritenuti poco fedeli al leader, non lo sappiamo. Possiamo però presumere con una certa sicurezza che questa ecatombe non è ovviamente casuale, inoltre, il coinvolgimento delle famiglie rende ancora più agghiacciante questa carneficina in stile mafioso, che lascia, a mio parere, poco spazio a dubbi. Anche perché se sulle indagini in Spagna e in Inghilterra possiamo contare, al contempo nutriamo dubbi su quelle che si terranno in Russia.

La guerra di Putin si svolge tra macerie e cannonate, ma ce n’è un’altra più occulta che usa i canali consolidati di quasi cento anni di esperienza. Gli agenti segreti celebrati dalla guerra fredda e sublimate nel superbo film “il ponte delle spie” con Tom Hanks, non sono scomparse, hanno solo cambiato padrone. (guarda il trailer del film)

I metodi, efficienti e letali, sono però rimasti gli stessi, e oggi essere un oligarca vicino al potere è diventato un esercizio di equilibrismo degno delle corti bizantine. Aspettiamo il prossimo suicidio o incidente della lista, che probabilmente non tarderà ad arrivare…

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