Una vita di insulti

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Renato ha 90 anni e la vita non deve essere stata generosa con lui. Alla fine del suo percorso, gli rimane un fardello di rabbia e livore da spargere sull’uscio del primo che capita.

Ecco perché Renato, tignoso vecchietto incarognito, ha riversato sul comune tutta la sua rabbia. Telefonate continue ai funzionari, al sindaco alla provincia e a chi gli capitava, uno stillicidio di contumelie, uno stalking continuo che ha messo a dura prova i dipendenti del comune di Russi nel Ravennate.

Una località di poco più di 12’000 anime, a pochi chilometri dal capoluogo dove sono conservati meravigliosi tesori bizantini.

Famoso a Ravenna è il mausoleo di Galla Placidia, figlia di Teodosio. Prima ostaggio dei Visigoti e poi loro regina, fu simbolo del ponte che si voleva creare tra la romanità e gli invasori germanici. Galla Palcidia deve avere in qualche modo ispirato la sindaca di Russi, Valentina Palli, eletta a dirigere il comune con la compagine di centrosinistra. Ora, dire che a sinistra sono buoni e a destra cattivi è forse un po’ forzato, ma è certo che è più facile trovare una mano tesa a sinistra che a destra.

Valentina, in seguito all’esasperazione dei funzionari, cerca il gesto distensivo, e una mattina a sorpresa, armata di buone intenzioni e di una brioche si presenta casa dell’irriducibile Renato.

“Sono stata lì un’oretta, un tempo di chiacchiere, di storia della sua vita e della sua famiglia. Di vicinanza umana. Abbiamo parlato anche un po’ della strada ma in effetti nel nostro tempo insieme quello fu un tema del tutto residuale. Da quel giorno, le sue telefonate sono cambiate. Il rumore della strada deve essere cessato perché non lo ha mai più citato”.

Scrive la sindaca, che ha affidato ai suoi social questa storia. 

Capiamo Renato, il cui problema in fondo non sono i camion della strada provinciale davanti a casa che gli tolgono il sonno, ma molto probabilmente il fatto che nessuno lo ascolta più.

Perché il rischio grosso a quell’età, è che la gente ti guardi con sufficienze e alzi gli occhi al cielo sbuffando stufa di sentire le stesse cose. Perché quando siamo anziani ci ripetiamo, torniamo sui nostri passi e nella testa ripercorriamo anelli infiniti.

Per questo servono ascolto e pazienza, come quelle che ha dimostrato la sindaca Palli.

Perché essere sindaco, vuole dire di sicuro occuparsi dei grandi temi della collettività, ma se possibile ricordarsi anche di ascoltare i cittadini, soprattutto quelli che non ascolta più nessuno.

Renato è pure stato ricoverato all’ospedale per il covid, ma dal comune non lo hanno dimenticato, anche perché seppur malato, l’ostinato e caparbio anziano continuava a chiamare. È nato così uno scambio, dove se non era Renato a telefonare erano quelli del comune che lo facevano, per sincerarsi che stesse bene e che non si sentisse solo.

Ecco, io penso che al saldo della politica, delle infrastrutture, delle strade e dei rifiuti, il più bel lavoro che possono fare un sindaco e un comune è proprio quello di occuparsi degli ultimi e dei dimenticati. Un gesto così nobilita una legislatura e ti fa dire che in fondo, qualcosa di buono lo hai fatto davvero. 

Brava sindaca Palli, e bravi i funzionari del comune che non hanno dimenticato il rancoroso Renato, che ora rancoroso non è più.

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