Bignasca e l’amore frontaliero

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Quello tra la dirigenza leghista e i frontalieri è un rapporto difficile. Come ogni rapporto d’amore è fatto di alti e bassi, di litigi e riconciliazioni, di atti di tenerezza e di sfuriate fotoniche.

Per decenni, chi comandava in area Lega e UDC, ha menato per il naso i propri elettori sbraitando a mitraglia contro la manodopera frontaliera, manodopera che era sistematicamente impiegata nelle ditte dei signori di cui sopra. 

Famosa l’escursione de le Iene (Italia1) presso le aziende Bignasca e la figura barbina fatta da quest’ultimi una volta smascherato il massiccio e continuo utilizzo di personale frontaliero.

Stessa cosa per il supercandidato agli Stati Battista Ghiggia e lo scandaletto sulle segretarie, tutte rigorosamente frontaliere.

In casa UDC,è sufficiente ricordare Siccardi e Pinoja, che con una serie di scuse distinguo assumevano anch’essi frontalieri a go-go. Tutti da una parte firmatari dell’iniziativa prima i nostri, tutti con un massiccio apporto di personale frontaliero in azienda. (leggi qui sotto)

Che alla dipartita del Nano e del fratello Attilio si sarebbe disgregato un po’ tutto non era un’ipotesi del tutto peregrina. Difficoltà politiche per la lega, che in fondo raccoglie quanto seminato negli ultimi decenni (poco o nulla), difficoltà nelle iniziative di famiglia: dal Mattino della domenica, che tira ormai un numero di copie esiguo rispetto ai fasti iniziali, alle aziende edili con cui Bignasca Giuliano fece la sua fortuna.

A dicembre, le voci che davano in serie difficoltà la Bilsa SA, l’azienda edile dei Bignasca, avevano trovato conferma. Secondo indiscrezioni, al termine della riunione che sanciva la chiusura della Bilsa, alcuni dipendenti, supponiamo i più qualificati e performanti, venivano avvicinati per proporre loro l’ingaggio per una nuova ditta. 

Ormai nell’edilizia, i fallimenti e le riaperture sono all’ordine del giorno. Alle “prospettive sempre meno rassicuranti” dell’edilizia in Ticino, come espresso dal portavoce di Bilsa Lukas Bernasconi, faceva eco il coinvolgimento di una decina di dipendenti in una nuova iniziativa imprenditoriale. A rilevare alcuni cantieri della Bilsa, la Beta costruzioni, fondata a novembre da Boris Bignasca. E secondo fonti giornalistiche (TIO) la maggior parte dei “nuovi” dipendenti della Beta, sarebbero frontalieri.

La cosa stupisce? Per nulla. nonostante le isterie anti frontalieri, che non hanno portato a nulla, e anzi ne hanno visto aumentare il numero, i Bignasca sono sempre stati in prima linea per assumerne. Perlomeno la Bilsa ha assicurato che pagherà tutti gli oneri sociali e i debiti, il che sarebbe auspicabile oltre che doveroso.

Poi le motivazioni per assumere frontalieri ci sono sempre: non si trova personale da noi, la formazione è diversa, le qualifiche di quel tipo sono difficili da trovare in Ticino…

E i frontalieri sono ormai 75.0000, alla faccia di Boris e dei compianti giuliano e Attilio. Se poi qualcuno li vota va bene, ma non lo faccia illudendosi che lega e UDC risolveranno il problema del frontalierato in Ticino. Lì è impotente anche Supernorman.

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