Bowling a Columbine, vent’anni dopo

Pubblicità

Di

Nel 2002 Michael Moore presentava a Cannes il suo film documentario “Bowling for Columbine” dedicato al tema dell’uso delle armi negli Stati Uniti, facendo riferimento alle stragi nelle scuole americane, in particolare al massacro della Columbine High School, avvenuto nell’aprile 1999 a Littleton, in Colorado. In quell’occasione due ragazzi armati di fucile entrarono nella loro scuola e uccisero dodici studenti e un insegnante, prima di suicidarsi. Un documentario che si chiudeva con una massima ancora oggi drammaticamente attuale, soprattutto se pensiamo che solo quest’anno sono già state 27 le sparatorie avvenute a scuola: “Non sono le armi ad uccidere – diceva Moore – sono gli Americani”. 

Oltreoceano la sete di sangue sembra davvero non placarsi. Ancora una volta è una scuola, una scuola elementare al centro dell’ultima tragedia, protagonista dell’ennesima strage consumatasi nel solito modo. Con armi da fuoco che hanno seminato il terrore lasciando a terra, senza vita, diciannove bambini e due adulti. Stavolta è accaduto alla Robb Elementary School di Uvalde, in Texas, dove un diciottenne, dopo aver imbracciato un fucile d’assalto, ha prima ucciso la nonna e poi è uscito di casa per andare a scuola. 

Quella di Uvalde è una fra le peggiori stragi scolastiche nella storia degli Stati Uniti, perfino peggiore di quella dalla quale prese spunto vent’anni fa Michael Moore. E purtroppo da allora poco o nulla è davvero cambiato. Le cose sono addirittura peggiorate. E in tutto questo c’è chi, come l’ex presidente Donald Trump, ancora sostiene che l’unico modo per evitare che un episodio del genere accada di nuovo è quello di avere poliziotti e controlli in tutte le scuole. Insomma, in soldoni, ancora più armi.

L’unico modo per fermare un cattivo con una pistola – per Big Donald – è un bravo ragazzo con una pistola”. Manco fossimo nel Far West. Sono state queste le parole folli pronunciate dal palco dell’annuale convention della National Rifle Association, la potentissima lobby delle armi che, da sempre, è contraria a qualsiasi restrizione riguardo alla vendita e al possesso di armi da fuoco. Lo è soprattutto sulla scorta dei grandi affari che si fanno commerciandole, facendo ogni volta leva sul secondo emendamento della costituzione americana che garantisce il diritto di possedere armi.

Un diritto comprensibile forse nel XVIII secolo, dato che gli Stati Uniti d’America affondano le proprie radici nella ribellione contro l’occupazione da parte degli imperi britannico e spagnolo. Ma oggi non è più così. La situazione è radicalmente cambiata. Proprio come il documentario “Bowling for Columbine” ha saputo raccontare perfettamente, interrogandosi sulle origini del virus della violenza nella società americana. Una violenza che ha una sua logica perversa. Perché il trauma che questo tipo di episodi produce non è una ferita, ma qualcosa che somiglia di più al morso di uno zombie. Un morso capace di trasmettere un morbo contagioso e terribile.

Pubblicità

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

NO,GRAZIE!