C’era una volta uno (pseudo) sindacato

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C’era una volta un’associazione che concludeva contratti collettivi con le aziende per aggirare la legge sul salario minimo. Si chiamava Tisin e si definiva un sindacato. Nel comitato direttivo figuravano Boris Bignasca e Sabrina Aldi, due giovani rampanti della Lega dei Ticinesi. Dopo pochi mesi sono cambiate molte cose. I due giovani politici leghisti hanno improvvisamente scoperto di avere le agende piene di impegni e – dispiaciuti – hanno lasciato Tisin. Anche il nome è cambiato e adesso abbiamo il Sindacato libero della Svizzera Italiana. Libero di trattare  al di fuori delle pastoie burocratiche della legge, come si legge nella nota stampa pubblicata dopo l’assemblea. Siamo passati dalla zuppa al pan bagnato.

Ogni settimana appare sui due giornali ticinesi una pagina con l’indicazione “pubbliredazionale a pagamento”, è firmata da Spazio libero SA, che deve essere una società anonima dedita alla ricerca di spazi liberi per costruire nuove palazzine. Accessoriamente questa pagina pubblica anche articoli di varia umanità. Ne consiglio la lettura perché permette di sapere 

che lo stato mette le mani praticamente dappertutto tanto che vien voglia di denunciarlo per molestie

che il cambiamento climatico non si capisce bene da dove viene, certamente non dall’industria

che il giornalismo nasconde le realtà positive per mettere ansia alla gente e quindi permettere allo stato di mettere le mani dappertutto, mentre noi siamo preoccupati dell’epidemia di covid o della guerra in Ucraina.

Lugano si prepara a vivere giornate di inizio luglio molto intense. Prima gli Harley (Davidson) days (1-3 luglio) che riempiranno la città, subito dopo la conferenza sulla ricostruzione dell’Ucraina (4-5 luglio), che la svuoterà. Un’idea per risparmiare: affidare ai “motard” la sicurezza del vertice, visto che già sono qui. In fondo il physique di rôle ce l’hanno, basta spiegare loro che quel signore con i capelli biondi e spettinato non è un frequentatore abituale del pub sotto casa, ma Boris Johnson. 

Dopo il brillante articolo di Paride Pelli sul Corriere del Ticino  “Non c’è più il disordine di una volta”, il governo ticinese ha deciso (a maggioranza, naturalmente) di sostituire la richiesta del casellario giudiziario per i posti statali con la foto della propria cameretta da ragazzo o ragazza. Solo chi può mostrare foto che non presentano mutande avvolte sopra le abat-jour o calzini utilizzati come segnalibro verrà preso in considerazione.

Segnalo l’uscita dell’ennesimo sequel del film “Mission: impossible”, dedicato all’abbassamento della tassa di circolazione in Ticino. Purtroppo Tom Cruise ha dovuto declinare l’offerta e il ruolo di protagonista sarà affidato a Fiorenzo Dadò.

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