Contanti e non aiuti umanitari

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GiveDirectly, un’organizzazione di beneficenza fondata a New York nel 2008, propone una filosofia ritenuta “radicale” dagli esperti in materia. Anziché costruire scuole o distribuire sacchi di grano nelle regioni impoverite del Malawi, GiveDirectly preferisce dare ai locali determinate somme di denaro in contanti. Rory Stewart, ex segretario di stato per lo sviluppo internazionale presso il governo del Regno Unito, ha descritto la pratica come “probabilmente la più efficace forma di intervento possibile nei confronti di una famiglia impoverita”. 

Al momento GiveDirectly vanta numerosi donatori importanti, dal fondatore di Twitter Jack Dorsey al sempre più lunatico Elon Musk. Ma convincere i donatori di questo modello di aiuto alle regioni povere non è stato facile; la preoccupazione principale era che il denaro fosse speso per ciò che nel settore della beneficenza è conosciuto come “oggetti di tentazione” – alcohol, gioco d’azzardo, droghe. Nonostante sia un timore apparentemente ragionevole, le numerose ricerche in merito concludono che ciò tendenzialmente non accade. 

Osservando le regioni in cui GiveDirectly ha distribuito denaro finora, ci sono pochi dubbi sugli effetti immediati di questa nuova metodologia. Passeggiando per il villaggio di Mwanda, nel nord del Malawi, si possono vedere capanne ornate da nuove grondaie di metallo e abitanti che si spostano su biciclette anziché a piedi. Non pare molto, ma si tratta di oggetti pressoché mai visti o resi disponibili a queste comunità isolate. Le biciclette colmano le distanze, e le grondaie proteggono tetti e mura delle case dalle piogge torrenziali che stagionalmente si abbattono sulla regione.

Ma l’efficacia del programma può essere meglio osservata spostando lo sguardo sui singoli abitanti di Mwanda. Un caso notevole è quello di Maupo Gidion, ragazzo di appena ventidue anni. Gran parte del Malawi vive di agricoltura di sussistenza, una situazione precaria essendo la regione particolarmente vulnerabile al cambiamento climatico. Mapuo, che ai microfoni del Times ha dichiarato di non voler dipendere dal clima per sopravvivere, ha usato i 100 dollari ricevuti finora per comprare rasoio e forbici, con cui lavora come parrucchiere, un corredo scolastico per il fratellino, e un pannello solare con cui carica i telefoni dei suoi compaesani in cambio di un pagamento simbolico. 

Altri abitanti del villaggio hanno speso i loro soldi per soddisfare bisogni più immediati. Accanto alla bottega di Mapuo abita una coppia di cinquantenni, Agness Jalison e Wilfred Banda. I due avevano perso gran parte delle loro coltivazioni in un’alluvione, e hanno quindi speso parte del dono ricevuto per acquistare sei sacchi da 50 kg di farina di mais. Il marito ha affermato che “questo acquisto ci permetterà di vivere sicuri e in pace per anni”.

A quattro ore di macchina di distanza si trova il Villaggio di Ngatala, altro insediamento beneficiario delle donazioni. Essendo questo villaggio più vicino a una delle (poche) zone sviluppate del Malawi, molti abitanti hanno deciso di investire collettivamente in un paio di furgoni. Questo ha permesso a diversi uomini del paese di trovare lavoro in cantieri e imprese precedentemente irraggiungibili in tempi ragionevoli. 

I portavoce di GiveDirectly ammettono che il sistema non è perfetto. Una possibile problematica si può collocare nel contesto di norme sociali e religiose che svantaggiano le donne – facendo in modo che i soldi assegnati a una famiglia vengano amministrati principalmente dal patriarca. Un’altra potrebbe essere legata alla percezione di disparità e relativi rancori tra villaggi che hanno o non hanno ricevuto donazioni; Una questione che per ora GiveDirectly risolve scegliendo uno specifico distretto e donando a tutti i villaggi della zona.

In conclusione, l’esperienza di GiveDirectly e la ricerca su questa nuova metodologia hanno confermato che quando le persone in situazione di estrema povertà hanno a disposizione del denaro da spendere a loro discrezione, tendono a spenderlo localmente. Questo porta benefici circolari all’interno delle piccole economie di villaggi o insediamenti, gonfiando il valore effettivo di 100 dollari donati a circa 250-270 dollari. Una piccola iniezione di denaro liquido permette alla comunità di non dover continuamente rincorrere gli elementi per mantenere un’economia agraria di sussistenza, dando possibilità di comprare riserve di cibo in caso di bisogno o di acquisire mezzi e/o competenze utili a diversificare l’economia locale. 

Un netto contrasto con la filosofia dell’intervento umanitario che è stata dominante finora, e che raramente ha prodotto effetti duraturi. Nelle parole del leggendario Thomas Sankara, “coloro che vengono con sacchi di grano, mais o secchi di latte non ci stanno aiutando. Chi vuole aiutarci può darci trattori, insetticida, trivelle. Non ci serve aiuto per sopravvivere, ci serve aiuto per crescere.”

Volete partecipare anche voi? www.givedirectly.org

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