“È un palazzo di me**a…”

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Peggio non poteva andare per Massimo Giletti a Mosca, che ha finito per fare la fine dei francesi e dei tedeschi, costretto a una misera ritirata raccogliendo i cocci di un’esperienza giornalistica disastrosa.

“…Guarda Massimo, quando io ho saputo che tu andavi a Mosca ero molto orgoglioso di conoscerti e di avere un buon rapporto con te. Prima ho immaginato che tu avresti parlato al popolo russo invece che al popolo italiano, poi ho capito di no e ho immaginato che tu parlassi con Putin, cioè facessi qualcosa perché Putin o un ministro…per cui tuti noi potessimo andare fieri della nostra libertà di informazione. 

Invece mi ritrovo, come ha detto con più gentilezza di quanto lo dica io, Myrta (Myrta Merlino, moderatrice e giornalista televisiva NdR), in un asservimento totale alla peggiore propaganda che ci possa essere. Tra l’altro utilizzando anche gli utili idioti che non mancano mai, perché Cacciari a inizio di questa trasmissione ha elogiato la forza evocativa del Cremlino col suo fascino.

Quel palazzo che tu hai alle spalle, faresti bene a ricordarlo a chi ti sta di fianco, è il palazzo dove sono stati organizzati, decisi e messi in pratica i peggiori crimini contro l’umanità del secolo scorso e di questo secolo. Quello è un palazzo di merda!

Tu dovresti avere il coraggio di dire ai tuoi interlocutori che il palazzo che hai alle spalle è un palazzo di merda, perché lì il comunismo ha fatto le più grandi tragedie del secolo scorso e di questo secolo. E siccome a me fa tristezza vedere un giornalista che stimo venir chiamato “bambino”, “incompetente” da una cretina che non sa nemmeno di cosa sta parlando, perché noi la libertà ce l’abbiamo e sappiamo bene che cos’è, ce la difendiamo, io di fare la foglia di fico a quegli altri due coglioni ( tra i quali il conduttore russo Vladimir Solovev NdR) che hai di fianco io non ci sto e per cui mi alzo, rinuncio al compenso pattuito, ma io a questa sceneggiata non voglio più partecipare…”

Queste le parole di Alessandro Sallusti (direttore di Libero NdR) prima di abbandonare la trasmissione “Non è l’arena”. Dare ragione a Alessandro Sallusti una volta nella vita? Si può, anche coi dovuti distinguo. Se è discutibile mischiare il regime comunista passato con l’attuale era Putiniana, per il resto, le parole di Sallusti, che rimane uno dei più grandi gaglioffi nel mondo del giornalismo italico, colpiscono nel segno.

Sono parole rivolte a Massimo Giletti, che in una trasmissione in diretta da mosca ha mostrato tutta l’infinita tristezza di un giornalista che non è in grado di fare il suo mestiere. Al pari di un’attempata vedette d’altri tempi che non si rassegna ad aver perso la voce, Giletti è riuscito a umiliarsi, a umiliare l’Italia e a farsi mandare a quel paese perfino da Sallusti. Quel Sallusti compagno di Daniela Santanchè e complice, insieme a Feltri e a Belpietro, del peggior giornalismo populista e di destra che l’Italia è riuscita a mettere in campo negli ultimi decenni. (leggi qui sotto)

Giletti, in un intervista (o qualcosa di tristemente simile) alla portavoce del Cremlino e del ministro degli esteri Lavrov, Maria Zakharova, è riuscito a farsi trattare come uno zerbino senza avere nessuna risposta, ma continuando a ballare alla musica della bionda e volitiva rappresentante russa. “Lei semplifica troppo: i bambini parlano così”, “Lei parla come se fosse arrivato una settimana fa sul pianeta Terra”; “Quello che dice mi fa ridere”; “La sua frase dimostra che lei non ha capito nulla del Donbass”…


Sono solo alcune delle sferzanti uscite della portavoce di Putin, mentre un Giletti servile e adulatorio continuava a scusarsi e a fare distinguo. Uno spettacolo che i più hanno ritenuto patetico, inconcludente e soprattutto un megafono per la propaganda russa. (guarda il video)

Il problema è che pur di avere lo scoop, la presenza importante e autorevole, personaggi come Giletti sono disposti a diventare servili zerbini, evitando in qualsiasi modo di contraddire l’interlocutore o l’interlocutrice, come in questo caso. 

Sallusti rimane quello che è, ma stavolta ha ragione. Non è accettabile un video di propaganda continua dove il giornalista, che è colui che dovrebbe porre le domande anche scomode, diventi lo zimbello di chi ha di fronte. Che Giletti non sia la matita più appuntita della scatola già lo si sapeva, che era un populista più dedito all’audience che alla deontologia professionale anche, ora al suo curriculum può anche aggiungere “scaldiletto della portavoce russa”, che come nei peggiori film sadomaso, ha camminato coi tacchi a spillo sui gioielli di famiglia di Giletti mentre lui la ringraziava sentitamente. 

Sebastiano Messina, su Repubblica ha commentato:

“…Dopo tre ore abbondanti, la sigla finale lasciava in piedi solo una domanda: si poteva fare peggio? No, non si poteva.

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