Facciamo pagare i petrolieri

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Una petizione dei giovani leghisti, si scaglia contro la politica ed il Consiglio federale: che la Svizzera, come ha fatto l’Italia, rinunci in parte alle entrate derivate dalle tasse imposte sui combustibili fossili.

Il ragionamento potrebbe starci, questi aumenti colpiscono tutti indistintamente, ma a patire soprattutto sono le fasce meno abbienti della popolazione. Per i giovani leghisti, almeno il 45% delle entrate non sono vincolate dalla legge a scopi particolari e dunque c’è margine di manovra.

Vero ma…

Il problema sarebbe facilmente risolvibile in questo modo, ma a pagare saremmo ancora noi, perché i soldi che la confederazione sgraverebbe ai cittadini, ovviamente verrebbero a mancare, e nella cultura leghista, i tagli al sociale sono tollerabilissimi. Anche perché quando i soldi mancano dalle casse dell’erario, si va sempre a recuperarli dai sussidi. Dunque chiediamo dei sussidi oggi per non averli domani.

Poi c’è un altro problema, ed è lì che bisognerebbe andare a battere, come rivela Greenpeace (leggiamo dal sito dell’organizzazione ambientalista):

“Dall’inizio del conflitto in corso in Ucraina, le compagnie petrolifere hanno guadagnato almeno 3 miliardi di euro di extra-profitti dalla vendita di diesel e benzina in Europa, come dimostra un’analisi commissionata da Greenpeace (…) Nel solo mese di marzo, l’industria petrolifera ha incassato una media di 107 milioni di euro di entrate extra al giorno (94 dalla vendita di diesel e 13 da quella di benzina), mentre i cittadini di tutta Europa sono stati vessati da aumenti senza precedenti del costo dei carburanti.”

Come sempre in ogni crisi, c’è chi ci guadagna, soprattutto gonfiando i prezzi di beni necessari e che scarseggiano, non è un’intuizione, ma storia. Sempre è stato così e sempre lo sarà, a mano di non mettere, tutti insieme, dei limiti:

«L’Unione Europea deve fermare chi sta approfittando della situazione e tassare questi enormi profitti, utilizzando le entrate ottenute per sostenere le famiglie più colpite e accelerare la transizione del settore dei trasporti verso forme di mobilità sostenibile e indipendente dal petrolio». Dichiara Federico Spadini di Greenpeace Italia.

“È invece necessario intraprendere da subito misure per potenziare il trasporto pubblico ed elettrico, – leggiamo ancora dal sito di Greenpeace – vietare i voli a corto raggio che hanno già un‘alternativa ferroviaria, finanziare la mobilità sostenibile nelle città e mettere fine alla vendita delle auto con motore endotermico. Gli sconti alla pompa di benzina non bastano per uscire da una crisi destinata a ripresentarsi fintanto che non elimineremo la dipendenza europea dai combustibili fossili.”

Gli sconti alla pompa non bastano e nemmeno ridurre le tasse sui combustibili: soluzioni a breve termine che non risolvono il problema e che faranno in modo di farci trovare di nuovo altri problemi, con facce diverse ma che hanno la stessa base comune: togliere soldi allo stato per darli a noi è come dare fondo ai propri risparmi, sempre soldi nostri sono.

È dove ci sono capitale, sfruttamento e mercato selvaggio che gli stati devono incidere, superando un tabù che ha permesso e permette al mercato di fare tutto quello che vuole, con l’aiuto dei partiti borghesi e di coloro, come i leghisti, che a parole stanno col “popolo”, salvo poi votare a favore di tagli ai sussidi e al sociale.

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