Fibra, la misoginia, i giovani

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La cultura e la crescita sociale di un paese passano attraverso numerosi processi, a volte dolorosi a volte faticosi. Le recenti proteste del gruppo femminista “l’8 ogni giorno” hanno coinvolto il rapper Fabri Fibra, chiedendo la cancellazione del suo concerto previsto al LAC di Lugano.

I testi di alcune canzoni di Fibra, sarebbero intrisi di misoginia, sessismo, omofobia e incitazioni all’odio e alla violenza. È vero, c’è anche questo. C’era anche nell’Heavy metal, nel punk e il rock’n roll era la musica del demonio insieme al Jazz. Per quanto si possano condividere le motivazioni di chi ritiene in qualche modo indegna la musica di Fibra, a me spaventano sempre queste crociate che, in qualche modo, vogliono porre un limite alla musica, all’espressione, all’arte. Perché piaccia o no la musica di Fibra è arte anch’essa, come le fotografie di Mapplethorpe, fotografie violente, pornografiche, sessualmente esplicite a volte al limite del disgusto. 

La pellicola “Salò e le 120 giornate di Sodoma” di Pasolini, ancora oggi per molti risulta inguardabile, intrisa com’è di violenza e perversione. 

Solo qualche anno fa, in seguito a delle minacce filonaziste, venne annullato il concerto del rapper di colore bello Figo. La città di Lugano, per la paura evocata da qualche volantino, sospese lo spettacolo. Una sconfitta dello stato e della società civile.

Lascio però volentieri la parola al bravo Pablo Creti, giovane responsabile del settore digitale della RSI. Lo faccio perché riesce forse meglio di me a cogliere il problema di una protesta che sfocia, inevitabilmente nella censura. Creti, in un lungo post su facebook (tagliato in alcuni punti per esigenze di spazio), esprime dubbi e paure e ci parla di arte e musica con grandi intelligenza e sensibilità:

“ Non mi dilungherò sul fatto che ritenere Fibra omofobo, basandosi sui suoi testi, sia piuttosto esagerato (per usare un eufemismo). È un artista che ha fatto della provocazione la sua carriera, anche all’apice del suo periodo mainstream, quindi una considerazione del genere non tiene minimamente conto di chi sia l’autore e l’artista. E non voglio concentrarmi neanche sul fatto in sé che sono passati in Ticino cantanti su cui davvero si poteva disquisire di omofobia e sessismo. E non sono neanche uno che perdona sempre e comunque “l’arte”; quando è il caso di fare un passo indietro per comprendere meglio i tempi che stiamo vivendo secondo me è giusto farlo. O meglio, bisognerebbe almeno prendersi lo spazio per capire e analizzare con spirito critico. (…)

Però c’è una cosa molto significativa che forse passa inosservata in questa storia: Fabri Fibra viene a suonare al LAC. (…). E quindi ce ne si accorge, lo si nota, non accorgendosi, però, di un gigante pezzo di cultura giovanile che sta passando sotto il naso di tutti, ma che non è visibile perché come sempre ci si interessa solo di quello che è assimilabile dal mondo adulto. Così facendo continuiamo a creare solchi, buchi enormi generazionali che si fanno via via più insormontabili e invece di comprendere, accogliere, analizzare, si divide e si lacera. È un sintomo pessimo per una società che vede i giovani solo come vuole e dove vuole, nel nome di un intento educativo che, per come poi viene sviluppato, oggi sembra davvero essere superato.

Il mio ragionamento vuole andare al di là dei testi, del genere musicale, di cosa è arte e cosa non lo è (è un discorso lungo e profondo che secondo me qui, così, neanche c’entra). È un’incomprensione generazionale che mi sembra si stia tentando di colmare nel modo più sbagliato possibile. Così come qui rischia di diventare fuori luogo una questione super importante che io condivido in ogni suo passo come la parità di genere e le lotte per i diritti femminili.

La domanda quindi è: il problema è Fibra? Secondo me decisamente no. E comunque, le cose peggiori sulle donne io le ho sentite cantare a Vasco Rossi…

Come la mettiamo?”

La canzone usa dei filtri, che a volte la decontestualizzano. La recente pubblicità di una ditta di mobili che usava come jingle bella ciao mi ha infastidito molto, ma capisco che per molte persone è solo una bella melodia conosciuta. Ecco, forse bisognerebbe avere la forza di capire qual è esattamente il problema, se no si corre il rischio di inseguire gli aquiloni mentre a terra cadono gli ordigni sganciati dai bombardieri. 

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