Gli invisibili di Roy Jacobse

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Dalla Norvegia un primo capitolo di saga che subito intriga. L’ha scritta Roy Jacobsen, stampata Iperborea e si intitola «Gli invisibili». Siamo su di una delle mille isolette di questo nord che stupisce e meraviglia: per il momento, comanda la natura… .

Nello scoppiettio di saghe familiari vaganti (dopo la Auci e la «sua» apprezzata famiglia Florio è stato tutto un pubblicare romanzi di questo tipo) merita attenzione Roy Jacosben, uno degli scrittori norvegesi più conosciuti e riconosciuti, almeno nel suo paese. Per il pubblico di lingua italiana è di fresca pubblicazione «Gli invisibili», la prima di quattro parti di una storia familiare unica e speciale. Perché, lo si intuisce dalla vastità e profondità dello sguardo, non è solo la storia di una famiglia, ma dell’isola, di più: dell’intero paese. E fors’anche di tutto il territorio «vichingo».  

Siamo su di una di quelle isolette minuscole e sconosciute della Norvegia: si chiama Barrøy perché è abitata solamente dalla famiglia Barrøy. E’ un mondo minimo, che sembra aver appena superato l’epoca rupestre. Qui la natura cadenza l’esistenza e … comanda. Molto di quanto avviene è deciso dalla neve o dalla marea, dall’erba che non cresce o dal latte di pecora che non si riesce a trasformare in formaggio, dalla cantina che in inverno si trasforma in igloo. Ad animare questo «scoglio», come detto, è la famiglia Barrøy: Hans con il padre oramai anziano, la sorella Barbro (non completamente normale, anzi ritardata proprio), la moglie Maria (una «forestiera», cioè proveniente da un’altra isoletta) e la figlia Ingrid. Il loro modus vivendi è essenziale: «una manciata di persone che coltiva un sottile strato di terra e pesca nelle profondità del mare e … sopravvive in una sequela di piccoli gesti quotidiani. Il silenzio e la solitudine ammantano tutto, persino le immotivate abitudini tramandate da generazioni, come le sedie attorno al povero desco: sono solo per i maschi!. Le donne possono e devono mangiare in piedi. 

Poi, seppur con tempistiche molto rallentate, le cose tendono a modificarsi. Succede in modalità piana, senza sussulti, al riparo da contestazioni o messe in discussione: come fosse naturale. Ingrid diventa mamma e sua figlia, almeno per due settimane al mese, riesce ad andare a scuola; poi sull’isola arrivano anche i primi stranieri (svedesi o indigeni residenti su qualche isoletta limitrofa) e persino un cavallo! La potenza della natura non viene scalfita, anzi sembra proprio lei a garantire la continuità che è costituita anche da valori … . L’isola resta culla e tomba. Ma per quanto?

Siamo al primo capitolo della saga, forse il più ambientalista. Ma quel che piace è la scrittura di Jacobsen, quel suo raccontare l’isola e non descriverla, il suo «piano adagio» che ben si sposa ai quadri presi al rallentatore.

La saga in Norvegia ha avuto un grandissimo successo ed è già un bel segnale. Per i lettori italiani al momento vi è questa allettante premessa già trasformatasi in promessa. Una cosa è certa: non ci lasceremo sfuggire le prossime puntate. 

«Gli invisibili», 2013, di ROY JACOBSEN, tr. MARIA VALERIA D’AVINO, ed. Iperborea, 2022, pag. 285, Euro 18.00.

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