La battaglia del caricabatteria

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Non capiterà più di averne uno diverso per ogni telefono. Non è più accettabile. Ecco spiegato perché, quella del caricabatteria, è diventata una battaglia di civiltà. Una guerra allo spreco e all’egemonia delle multinazionali del settore tecnologico che sul continuo rinnovo della propria offerta al cliente ci campano. Così, ciò che compri oggi, domani è già vecchio e dopodomani da buttare. In questo rincorrersi folle di dispositivi che diventano rapidamente spazzatura, c’è però un segnale che è insieme un segno di speranza. L’Europa ha finalmente deciso l’introduzione di un caricabatteria unico per tutti i dispositivi elettronici. Basta speculare su accessori e gadget. È il momento del buonsenso e della responsabilità.

Il tentativo d’imporre per legge un caricabatteria universale in tutta Europa risale a più di vent’anni fa. Era il 2009 quando Apple, Samsung, Huawei e Nokia firmarono un accordo volontario per utilizzare uno standard comune. Negli anni a seguire, l’industria dell’elettronica, ha in parte fatto proprio quest’accordo riducendo il numero di uscite di ricarica da più di 30 a 3 soltanto. Tuttavia il risultato ottenuto, per i legislatori europei, non raggiungeva gli obiettivi di sostenibilità ambientale e di risparmio stabiliti inizialmente.

Ecco perché a Bruxelles hanno appena preso una decisione storica. È stato raggiunto l’accordo politico per l’introduzione di un caricabatteria universale per tutti i telefoni cellulari, tablet e fotocamere digitali. Qualcuno però ha già commentato con una certa sufficienza la notizia. Un grandissimo successo, chi lo nega, peccato però che in questo momento si oscilli tra la terza guerra mondiale e un disastro economico e sociale mai visto prima. Così almeno secondo alcuni. Quindi sai che notizia quella del caricabatteria unico.                              

E invece sì, lo è. È la dimostrazione di come la politica del buonsenso possa avere il primato su quella del vantaggio economico per pochi. Per i soliti noti che incarnano al meglio l’economia lineare su cui poggia il capitalismo, anche quello del secondo millennio. E, guarda caso, l’azienda che più di tutte s’è detta contraria a questa uniformizzazione era Apple, che si è schierata contro i tentativi fatti in passato e in particolare quando il Parlamento europeo ha approvato una serie di misure per incentivare la transizione.

Avere un caricabatteria diverso per ogni dispositivo oggi contribuisce a creare circa 11’000 tonnellate di rifiuti ogni anno. Ecco perché la buona notizia è che, malgrado le reticenze di Apple, la direttiva è stata accolta. E tra le questioni discusse c’è stato anche il progetto di estendere lo standard universale pure ai computer portatili, oltre che agli smartphone e agli altri dispositivi elettronici. Ma, per una battaglia vinta, c’è comunque una guerra contro lo spreco di risorse ancora tutta da combattere.  

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