Le 1000 cose scordate su Uber

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Una recentissima statistica riporta le vagonate di oggetti scordati dagli utenti sulle auto Uber, al di là dell’ubertosa semina di cellulari che scivolano ovunque, manco fossero gnomi innamorati degli anfratti dei sedili. E chiamatela come volete: sistematica distrazione, caotica sbadataggine, cultura della disattenzione, indisciplina della concentrazione. Chi più ne ha, più roba perde.

La relazione propone una casistica intricata come i cunicoli di un buon formicaio: ai telefonini, abbandonati con la disinvoltura di un prestigiatore che scorda cilindro e coniglio, si uniscono i massivi smarrimenti di portafogli e di portamonete, di occhiali e di mazzi di chiavi , di accendini e di pacchetti di patatine semisaccheggiati.

Ma il dato più sorprendente , responsabile di un anomalo stravolgimento delle tradizionali classifiche, sta nell’eccentricità di talune volatilizzazioni.

Infatti non sono rari i casi degli abbandoni di dentiere di fattura più o meno discutibile, di urne contenenti le ceneri di animali domestici, di seggiolini pieghevoli rivenienti dalla dimora di Biancaneve, di accidenti gonfiabili a forma di unicorno, di costumi da Uomo Ragno, di artistici ventagli e pure di blister di pastiglie generalmente di colore blu.

Verrebbe da dire che il mondo Uber sia paragonabile a una sorta di Babele dove l’odissea di cose, cosette e cosacce inizia la sua disavventura con l’approdo di un ukulele dalle parti della maga Circe e di un sex toy nella caverna di Polifemo che tende pure a chiudere un occhio.

Come consolazione svetta la dichiarazione di Lorenzo Pireddu, General Manager della società in Italia: “Con l’app di Uber è possibile rintracciare il proprio autista in maniera semplice e veloce”.

Benedette app, che sono un pò come i sassolini bianchi della favola di Pollicino, miracolosamente previdente alla faccia del suo mignolino.

L’Italia non rientra comunque nella graduatoria dei Paesi più smemorati che vede in testa Argentina, Croazia e Brasile.

Un non primato di questo tipo conforta relativamente anche se a rafforzare un certo prestigio di seminatori seriali giunge a fagiolo la testimonianza di un conducente di Ancona che racconta, fra il divertito e l’attonito, la prodigiosa performance del ritrovamento di uno scoiattolo imbalsamato racchiuso in una scatola fiorata .

Che fosse Cip o Ciop non è stato purtroppo reclamato dal legittimo e negligente proprietario: resterà nella penombra dei depositi Uber, accanto a un paio di manette e a un vecchio macinino da caffè , a testimoniare la maldestra noncuranza di certi super svagati, rincitrulliti senza dubbio uber alles.

Il circo delle assurdità e delle mattane non chiude mai, anche quando perde gli elefanti e la donna cannone.

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