Manco il mio cane mi ha votato

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Mario Adinolfi è conosciuto da molti lettori di GAS. Leader del Partito della famiglia, è rinomato per le sue posizioni omofobe, razziste tradizionaliste e ultracattoliche.

Ultima uscita degna di nota (per modo di dire) è stata la sua critica a Paola Egonu, pallavolista italiana di colore (leggi qui sotto) indegna secondo lui di essere la portabandiera alle olimpiadi.

Culto della famiglia a parte, Adinolfi sposa anche le tesi più oltranziste sul suicidio assistito, avversato dalle frange cattoliche (leggi qui sotto)

Epica poi la sua crociata contro il cartone animato “kung fu panda”, reo a suo dire di propagare le teorie “gender” visto che il personaggio della Disney ha due papà. Scrivevo allora:

“Kung Fu Panda sarebbe fuorviante. Invoglierebbe i bambini ad accettare la teoria gender, perché ha due papà. Mi viene male alle ginocchia, ai gomiti e anche ai capelli.

A parte che Kung Fu Panda mi piace un botto come personaggio, dove mettiamo Paperino? Qui Quo e Qua sono evidentemente in affido e Paperina la si vede raramente, anche perché lei poi c’ha da allevare (ragazza madre o papera zia, come preferite) le altre tre paperelle di cui mi sfugge il nome. Topolino? Vive con Tip e Tap, nipoti pure loro, e ha un rapporto stretto e dubbioso con Pippo. Che è un cane ma parla, mentre Pluto no, ma questa è un’altra storia. Toy Story? Una famiglia fatta di giocattoli gente, giocattoli! Un tirannosauro, un cow boy, un porcellino salvadanaio e un imperatore galattico! Per non parlare dei fumetti per più grandicelli: chi ha mai visto limonare Tex Willer? E Zagor? Perlomeno sessualmente repressi…”

Ma veniamo al sodo, Adinolfi alle recenti elezioni italiane per i comuni, era candidato a Ventotene, la graziosa isola in provincia di latina, comune dove abita. Ebbene il leader del partito della famiglia non ha racimolato neppure un voto. O a Ventotene non ci sono famiglie, o sono tutte disfunzionali e monoparentali. 

Il tignoso rappresentante del popolo di Dio ha preso la cosa con una certa ironia e ha espresso su Twitter il suo sconforto:

“Niente, a Ventotene non mi ha votato neanche il mio cane. (Ho provato a forzare modalità paramafiose del voto nei piccoli centri meridionali. Ho perso. La democrazia funziona anche così. Ma mi ricandiderò a Ventotene e la cambierò, perché il cambiamento è necessario come l’aria)”

Dubitiamo assai che un domani, per chissà quale misteriosa alchimia del destino, Adinolfi possa, al seguito di una maremoto di voti, ribaltare le sorti della pigra isola appartenente all’arcipelago delle Pontine.

Collega di disgrazia di Adinolfi, il Partito gay, che perlomeno ha raggiunto un voto, probabilmente quello del suo stesso candidato. Rimane però il mistero sul perché nemmeno Adinolfi abbia votato sé stesso…

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