Medio Oriente verso il nucleare!

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Isolato dall’Occidente a causa dell’attacco all’Ucraina, Mosca guarda con interesse a Oriente, dalla Cina alle nazioni del Golfo passando dalla Turchia, per rilanciare affari e commercio. Dal canto loro questi Paesi guardano con sempre maggiore attenzione verso la Russia per soddisfare il proprio bisogno energetico, e nel contempo centrare gi obbiettivi di riduzione degli inquinanti.

Già adesso Medio Oriente e Nord Africa sono le regioni più colpite dai cambiamenti climatici e l’innalzamento della temperatura che comporta il prosciugamento delle risorse idriche con conseguente siccità e carestia.

Almeno 6 di questi Paesi rivendicano l’ambizione di sviluppare energia nucleare: Turchia, Giordania, Egitto, Emirati Arabi Uniti (EAU), Arabia Saudita e Iran. Gli ultimi tre Paesi risultano i più inquinanti per emissione di gas serra, da qui il crescente interesse per l’energia nucleare che garantirebbe benefici anche in ambito occupazionale, per manodopera qualificata e non.

Al momento vi sono ufficialmente solo due impianti attivi: La centrale nucleare di Bushehr, in Iran, e quella di Barakah negli EAU. Secondo le accuse degli USA, le aspirazioni nucleari dell’Iran sono rivolte allo sviluppo di armi nucleari.

In Arabia Saudita è attivo dal 2010 il Centro di ricerca “King Abdullah City for Atomic and Renewable”, al quale spetta il compito di supervisionare il programma finalizzato alla costruzione di due grandi centrali nucleari.

Il Centro è parte di una più ampia strategia del regno saudita verso le energie rinnovabili, la “Vision 2030” voluto dal principe ereditario Mohammad Bin Salman.

Il gigante russo Nuclear Rosatom guarda con attenzione e interesse a tutti questi Paesi, al fin di stringere accordi per la costruzione di nuovi impianti in un mercato di grande espansione.

Durante l’Expo 2020 concluso il 31 marzo scorso a Dubai, il direttore generale di Rosatom per il Medio Oriente e Nord Africa Alexander Voronkov, ha dichiarato allo S&G Global Platts*: “Riyadh è una delle realtà con le quali Rosatom è pronta a collaborare non appena verranno indette le gare di appalto per la costruzione di impianti nucleari”. Gli Emirati Arabi Uniti e l’Arabia Saudita si sono astenuti dal condannare l’invasione dell’Ucraina e non hanno appoggiato le sanzioni contro la Russia. 

Rosatom è stato selezionato per la fornitura di uranio dagli EAU ed ha già avviato progetti con la Turchia e con l’Egitto . Con il Cairo prevede di realizzare 4 unità da 1.200 MW a Dabbaa, la cui entrata in funzione è prevista entro il 2028. 

Le sanzioni occidentali non dovrebbero avere ripercussioni negative nel settore, come ritiene Bloomberg TV: “anche la Casa Bianca si è mostrata riluttante nel colpire il Rosatom con misure punitive”.

Il presidente turco Erdogan sta cercando in tutti i modi di raggiungere un accordo di cessate il fuoco nel conflitto russo – ucraino. Lo sforzo diplomatico del sultano è da leggere in chiave interna per rilanciare le quotazioni di una leadership offuscata da tensioni e pesanti problemi economici.

Il neo-ottomano, con un piede nella NATO e lo sguardo rivolto a Mosca, vuole affermarsi come attore di primo piano sul palcoscenico internazionale. Di certo non si accoda al treno europeo-statunitense delle sanzioni, mentre cerca di preservare il piu’ possibile rapporti commerciali con Mosca e Kiev.

In questo quadro si inserisce la costruzione della prima centrale nucleare in Turchia della Rosatom, con un progetto di circa 20 miliardi di Euro. L’entrata in finzione del primo impianto nucleare avverrà entro il 2023 ad Akkuiu, provincia meridionale di Mersin, lavori iniziati nell’aprile 2018. Ora Erdogan spinge sull’acceleratore per realizzare nuovi progetti finalizzati alla costruzione di altri impianti nucleari.

La partita atomica giocata dalla Turchia, dall’Arabia Saudita, dagli EAU e dall’Iran, senza dimenticare l’Israele, ad oggi unica potenza nucleare della regione, potrebbe dar vita a nuovi equilibri e scenari ad oggi difficili da tracciare.

La scelta dell’uso dell’energia atomica è dovuta alla necessità di raggiungere gli obbiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra (Net-zero) entro prossimi decenni. 

I dati rilasciati dall’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, AIEA, mostrano che i paesi del Golfo usano il 90% di idrocarburi, principali responsabili dell’emissione di anidride carbonica e metano nell’atmosfera, mentre l’impatto dell’energia atomica, in questo senso, è pressoché nullo e quindi gli Stati ne studiano l’utilizzo per arrivare all’emissione zero dei prossimi anni.

Sicuramente l’energia atomica prodotto attraverso la fissione non è priva di dubbi e timori, possibili incidenti con pesantissime ripercussioni sulla salute e sull’ambiente, in una regione dove non mancano conflitti, suscitano perplessità e preoccupazioni.

Gli esperti ritengono sia necessario valutare con attenzione i rischi e i pericoli in un clima estremo che potrebbe danneggiare gli impianti e provocare radiazioni i cui effetti nocivi rimarrebbero per centinaia di anni. Le ondate di caldo in Europa nel 2003 e nel 2019 che hanno spento o rallentato le attività dei reattori in Francia e in Germania sono un campanello d’allarme.

*Il principale fornitore indipendente di informazioni, prezzi di riferimento e  analisi per i mercati dell’energia e delle materie prime.

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