Nonno arcobaleno e il suo villaggio

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Il piccolo villaggio colorato di Caihongjuan, non lontano dalla città di Taichung a Taiwan, è una gemma rara considerata da alcuni come una delle meraviglie segrete del mondo. Ed è tutto merito di un uomo: Huang Yung Fu, un pensionato di 98 anni che ha iniziato il suo lavoro 14 anni fa, nel 2008.

Huang Yung Fu, faceva parte dell’esercito nazionalista di Kuomintang di Chiang Kai-Shek che perse la guerra civile cinese nel 1949 contro i comunisti di Mao, lui e circa 2 milioni di cinesi, molti dei quali soldati, fuggirono a Taiwan. i soldati furono quindi sistemati in villaggi militari costruiti in fretta e furia nella piccola città insulare a 180 chilometri dalla costa cinese.

Questi villaggi rimasero proprietà del governo e, col passare del tempo, molti caddero in rovina o furono abbandonati. Negli anni ’90, il governo iniziò il processo di demolizione.

Huang,dopo aver appreso che il suo villaggio rischiava la distruzione per far posto a nuovi edifici, si è messo a dipingerne ogni centimetro, dalle facciate delle case ai più piccoli ciottoli delle strade. E dipingi oggi che ti dipingo domani, il villaggio è diventato una follia colorata che ha fatto innamorare chi lo ha visto.

Ad oggi, nel 2022, l villaggio variopinto di Caihongjuan è ancora in piedi. Nel 2010, professori e studenti delle università Ling Tung e Hungkuang si sono imbattuti in questa incredibile opera d’arte a grandezza naturale e nell’incredibile storia del suo creatore. Hanno dunque fatto appello alla municipalità di Taichung per preservare l’opera e incorporarla nel patrimonio culturale come parco artistico, attraverso l’iniziativa “Save Rainbow Village”.

Anche se Huang, ora soprannominato “Rainbow Grandpa”, e sua moglie sono gli unici abitanti, il villaggio è diventato una famosa attrazione turistica dove entrambi accolgono molti visitatori ogni anno. Allo stesso tempo, le autorità hanno istituito il Rainbow Cultural and Creative Co per sostenerli e aiutarli a mantenerlo, anche fornendo loro la vernice. E visti gli ettolitri che servono sia per dipingere che per ripassare le pareti sbiadite, non è poco.

Odio il termine resilienza, abusato e modaiolo, ma se non è resilienza quella del’anziano Huang Yung Fu, non so cosa lo sia. I dipinti, che non ricordano nulla e ricordano tutto, sono di una meravigliosa ingenuità, quasi commoventi nei loro colori brillanti e nelle loro incredibili composizioni. Oggetti, animali, frasi e simboli si affastellano in un’arte che pare etnica e che ricorda vagamente un miscuglio tra i graffiti suburbani e l’arte aborigena australiana.

Un piccolo sogno variopinto che ci ricorda che il mondo può essere vivace e colorato, a prescindere dagli orientamenti politici.

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