PSE: Presa per il Sedere Estiva

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Quelli che vedevano nel PSE (Polo Sportivo e degli Eventi) di Lugano una mangiatoia a cielo aperto forse non avevano tutti i torti. Un appalto ghiotto, in centro a Lugano, la possibilità di fare un po’ quello che si vuole, una volta rilasciata la licenza edilizia.

Ha infatti dell’assurdo l’estromissione degli architetti (Giraudi Radczuweit Architetti Sagl) che il PSE lo hanno progettato e che sarebbero anche stati, si presume, responsabili e garanti di capitolati e appalti insieme agli altri attori, la città di Lugano e la HRS Real Estate costruzioni.

HRS è leader per le grandi costruzioni in Svizzera nello sviluppo, nella pianificazione e nella realizzazione di immobili, con un fatturato annuale di 1,2 miliardi di franchi. La motivazione, quella classica, è che sia venuto meno il rapporto di fiducia, il che vuol dire tutto o nulle. Fa strano però, che progettisti che fino a ieri e che per 10 anni hanno lavorato per la realizzazione del PSE, soltanto ora e in fase di esecuzione, siano diventati impossibili da gestire.

A sentire Paolo Tamagni, avvocato dello studio di architettura, alla base dell’allontanamento ci sarebbero richieste inadeguate di HRS, cosa che avrebbe acuito le tensioni tra i due attori.

La dice anche lunga il fatto che la disdetta del rapporto di lavoro, è stata comunicata agli architetti dalla stessa HRS e non da Municipio di Lugano.

“Ci è stata comunicata la disdetta del rapporto di lavoro. Ma neanche dal Municipio, con il quale i progettisti hanno un contratto frutto del concorso del 2012, ma da Hrs: un’entità privata esterna. E solo oralmente, di scritto non abbiamo ricevuto nulla. Il Municipio si è piegato ai diktat di Hrs, che quale società di diritto privato ovviamente è tenuta a rappresentare solo gli interessi dei propri azionisti, non quelli della collettività”.

I luganesi, che dissero sì al PSE nel 2021, non immaginavano certo di vedere già da subito il solito teatrino di prepotenze. Di cose non dette, di giochi di parole. Il PSE, inconsapevole vittima di questi giochi, appare piuttosto come la carcassa di un brontosauro dalla quale sbocconcellano, come sempre, i predatori più forti. Un progetto ritenuto da molti, nel recente passato, assurdo e faraonico.

Come però spesso accade, soprattutto a Lugano, gli interessi particolari fanno venire la bava alla bocca di impresari e immobiliaristi, che vedono nel polo ceresiano una gallina dalle uova d’oro. 

Ne avevamo parlato tempo fa in riferimento ad Artisa, grande gruppo immobiliare: (leggi qui sotto)

E ci eravamo soffermati sulla speculazione edilizia dell’ex spazio Morel, acquistato da Stefano Renzetti e delle curiose coincidenze che avevano coinvolto il Comune di Lugano

Siamo di nuovo di fronte ad affari poco chiari? Questo è certo, anche se fare luce su questi alterchi è difficile, soprattutto a causa dell’omertà di chi ne è coinvolto.Troppi interessi e troppi soldi finiscono per fungere da fumogeni nella questione rendendone nebulosi i contorni.

L’avvocato Tamagni spiega alla stampa qual è il reale problema in cui Lugano rischia di inciampare:

“C’è la questione del controllo delle disposizioni di qualità e del rispetto delle regole sulle commesse pubbliche e delle procedure. L’autorità pubblica si è svestita delle proprie prerogative istituzionali affidandosi in toto a un privato, Hrs. Viene a mancare un controllo. E gli unici che potevano garantirlo erano i progettisti Giraudi e Radczuweit, perché hanno le conoscenze, le capacità, l’esperienza, in quanto conoscono ogni aspetto di questo progetto essendo i soli coinvolti con continuità sin dall’inizio”. 

Gli architetti sarebbero stati estromessi, a sentire il legale, perché:

“Disturbavano, perché ponevano esigenze di qualità e di durevolezza. Ora c’è il rischio di un’obsolescenza programmata*. E ricordiamoci che quando bisognerà mettere mano a lavori di manutenzione, sarà di competenza dell’ente pubblico”.

Attualmente c’è pendente in Consiglio comunale un’interpellanza di Aurelio Sargenti (PS) e che pone gli stessi dubbi sollevati dal legale dello studio di architettura. Il 4 luglio il Municipio dovrebbe rispondere. Saremo falsi profeti ma dubitiamo che risposte esaustive scaturiranno dall’incontro. E un altro megaprogetto luganese vedrà la luce orfano di garanzie per il futuro. 

*Per Obsolescenza programmata si intende una strategia volta a definire il ciclo vitale di un prodotto in modo da limitarne la durata a un periodo prefissato. Il prodotto diventa così inservibile dopo un certo tempo. In questo caso la paura è che per speculare, la qualità del manufatto non sia in linea con le direttive cantonali e comunali e che poi siano i cittadini a dover ancora passare a breve alla cassa per manutenzioni eccezionali.

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