Salvini, la parabola catastrofica

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La stella di Salvini sta diventando sempre meno luminosa, passando da gigante gialla a nana rossa, e rischiando fortemente di diventare un buco nero che divora tutto quanto si è trascinato dietro, portandolo direttamente in un’altra dimensione.

Quello che sta succedendo è l’ennesima débacle del mondo sovranista, che vede fortemente limitato il margine di manovra di Marine Le Pen in Francia (dopo la sconfitta alle elezioni) e di Salvini in Italia. I recenti mugugni sull’operato del ducetto leghista, che troppo spesso è fuggito in avanti durante la crisi ucraina mettendo in imbarazzo se stesso e il suo partito, stanno facendosi sempre più rumorosi. (leggi qui sotto)

Il recente referendum sulla magistratura fortemente voluto dalla Lega e dai radicali, che ha raggranellato solo il 20% della popolazione che si è trascinata alle urne è emblematico.

A essere onesti, la riuscita di un referendum in Italia è cosa ostica, perché oltre alla maggioranza del voto, ovviamente, richiede anche la maggioranza degli aventi diritto, ovvero il 50% più uno. Una cosa quasi impossibile, per un paese in cui la cultura referendaria non è ai livelli svizzeri.

Ma a minare la credibilità del leader leghista, come per Marine Le Pen, la vicinanza con Putin e, per Salvini in particolare, l’ennesimo scandaletto dei rimborsi di alcuni biglietti per Mosca pagati dai russi.

I fatti sono conosciuti: Salvini, senza avvisare nessuno dei vertici leghisti, parte per un viaggio in Russia con un suo piano di pace o chissà che altro. Un’iniziativa sua personale, nemmeno avallata dal suo stato e con i biglietti preventivamente pagati da Mosca. 

Una boutade che è naufragata o impantanata, decidete voi, in un nulla di fatto e nell’ennesima figuraccia di un leader che ormai è una continua fonte di imbarazzo.

Come le stelle, e il paragone calza a pennello col mondo galattico, Salvini sta collassando e sta rischiando di trascinare con sé la credibilità della lega, che negli anni passati aveva staccato una cambiale in bianco al suo leader. D’altronde il verticismo tipico della destra, impone la figura del leader duro e volitivo, che va avanti nonostante gli strali dell’avversa sorte.

La luminosità della sua stella si fa sempre più flebile e anche le idee, seppur malate e retrograde che accompagnavano questo viaggio siderale, stanno scivolando in secondo piano. Sembra solo ieri, quando il problema maggiore degli italiani, fomentati da Salvini era quello degli immigrati. Un intero paese, annebbiato dalla propaganda salviniana, vedeva immigrati feroci e ladri a ogni angolo di strada, al punto che la narrazione globale, non si vergognava nemmeno più degli annegamenti nel mediterraneo.

Oggi, depauperato dei suoi temi preferiti, Salvini, colpito prima dall’epidemia e poi dal suo servilismo per Putin, paga lo scotto di essere una pedina mediocre dello scacchiere internazionale. Forte in patria con i temi gonfiati ad arte dalla propaganda, si trova in seria difficoltà nelle vesti di statista europeo, se mai lo è anche solo lontanamente stato.

Il suo destino? Lo stesso di tutti coloro che volevano avvicinarsi alle stelle o al sole, la rovinosa caduta di chi, per troppa superbia, credeva di meritarsi un posto nel firmamento.

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