Un’Europa di plastica

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Il recente rapporto “Under wraps? Quello che i supermercati europei non ci dicono sulla plastica”, a cui hanno lavorato 21 ONG attive sotto il cappello di Break Free from Plastic, è francamente sconsolante. Nel Vecchio Continente la grande distribuzione non sta praticamente facendo nulla per diminuire l’uso della plastica monouso, cioè quella plastica che nasce per diventare rifiuto e richiede sempre più petrolio per essere prodotta, materia prima il cui costo è di nuovo schizzato alle stelle. Sotto la lente 130 rivenditori di 13 paesi diversi. Trasparenza e azioni concrete per la diminuzione degli imballaggi i punti suoi quali s’è concentrata l’analisi il cui risultato è stato un punteggio medio di poco più di 13 punti su 100. 

In Europa, la maggior parte delle catene di supermercati, riguardo alla riduzione dell’uso di plastica, predica bene e razzola male, malissimo. Pur avendo promosso iniziative e sottoscritto promesse nate per ridurre l’inquinamento da plastica, dietro le quinte, i colossi della grande distribuzione al dettaglio continuano a far resistenza. Nascondo i dati reali e sono pronte a tutto pur di ritardare un cambio di passo radicale nell’utilizzo degli imballaggi usa e getta.

Pur essendo necessario per più di una ragione fare a meno della plastica, quella a cui assistiamo è piuttosto l’illusione di un cambiamento. Perfino le aziende con le migliori performance adottano standard diversi a seconda del Paese europeo in cui operano. Se la legge lo permette gli imballaggi rimangono i soliti di sempre. Di plastica, plastica e ancora plastica. È questo il quadro desolante che emerge dal rapporto “Under wraps? Quello che i supermercati europei non ci dicono sulla plastica”.

Il settore degli imballaggi di plastica registra un fatturato di 2.400 miliardi di euro e poco più del 40% della produzione di plastica, in Europa, è destinato proprio agli imballaggi. Ecco spiegato il motivo per cui, di fronte a un’industria che produce montagne di rifiuti plastici, l’unico modo per rompere l’abbraccio mortale tra catene di supermercati e produttori di plastica è fare affidamento sulla severità della legge piuttosto che sulla buona volontà. Quindi basta plastica nel piatto. 

A colpire poi è la differenza di atteggiamento di una stessa catena, a seconda del Paese in cui opera. Lidl, il più grande gruppo di vendita al dettaglio europeo, con un fatturato di oltre 125 miliardi, ha percentuali che variano a dipendenza dei Paesi. Ma la stessa cosa vale anche per ALDI. E, gli sforzi, quasi fosse una beffa, si stanno soprattutto concentrando sul riciclaggio invece che su di un abbattimento della produzione di imballaggi plastici. Ritardare, distrarre, sviare. Del resto le strade del greenwashing sono quasi infinite. 

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