Vogliamo partecipare alla festa?

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Allora, capiamoci, non è che l’adesione all’ONU sia figlia di scriteriate pulsioni dell’ultimo minuto. Ma andiamo con Ordine: L’’ONU è un organizzazione intergovernativa a carattere mondiale e vi aderiscono quasi tutti i paesi del mondo. 

Il suo scopo principalmente è quello di evitare i conflitti, mantenere la pace e promuovere la sicurezza internazionale. Tra i suoi obiettivi primari, la distribuzione di aiuti umanitari, la difesa dei diritti umani, il rispetto del diritto internazionale e la promozione dello sviluppo sostenibile.

I paesi al mondo sono 208, di questi 196 sono riconosciuti a livello internazionale, altri dodici sono riconosciuti parzialmente o non riconosciuti. Di 196 stati, 193 aderiscono all’ONU. Mancano all’appello Taiwan (ex membro e ritenuto parte della Cina) e Palestina e Vaticano, che sono osservatori permanenti.

Insomma, un club in cui non tutti i membri sono degli stinchi di santo ma che promuove valori fondamentali e positivi. Per questo ogni tanto qualche gaglioffo mette il suo veto.

L’ONU, figlio diretto della Società delle nazioni, nasce infatti dopo la seconda guerra mondiale e i suoi orrori. Il mondo, dopo due guerre e 70/80 milioni di morti, decide che è meglio darci un taglio. Mica facile, certo, però l’ONU con alti e bassi, cerca di preservare i concetti decisi alla sua fondazione, anche se poi il suo potere reale mostra tutti i suoi limiti nonostante la buona volontà di molti attori. Dei buoni esempi li abbiamo con la guerra nell’ex Jugoslavia e col genocidio Ruandese. 

A scanso di equivoci e a costo di sembrare imbecille, l’ONU non è la Nato, un alleanza difensiva di paesi amici che garantiscono il rispettivo intervento in caso di aggressione da terzi.

L’ONU, con tutti i suoi limiti, sparpaglia in giro caschi blu che cercano di fare da cuscinetto tra belligeranti che, consenzienti, ne richiedono l’intervento. Presiede la corte internazionale di giustizia all’Aja e distribuisce derrate alimentari e generi di prima necessità in caso di carestia o crisi. In questi giorni per esempio, l’ONU sta cercando di mediare coi russi per il grano ucraino fermo nei porti, col rischio una crisi alimentare mondiale che colpirebbe soprattutto i paesi più poveri.

La Svizzera, da 20 anni (mica da ieri) è lì come osservatrice. Vuol dire che partecipa alle riunioni, guarda cosa fanno e decidono gli altri ma non vota e non decide un piffero.

La Svizzere (non ieri ma 10 anni fa) si è candidata per un seggio non permanente per il biennio 2023/2024. Se non ci sono sorprese ( e non dovrebbero essercene) entreremo a far parte dell’ONU nel gennaio 2023. Questo non comporta nessun cambiamento per quanto riguarda la nostra neutralità, che non è minacciata da nessuno.

Nonostante le solite sparate dell’UDC, il parlamento tendenzialmente sostiene il Consiglio federale nell’adesione all’ONU. Un tentativo in primavera di eliminare la candidatura, proposto dai democentristi è infatti stato bocciato dal parlamento con 125 voti a 56.

Questo non vuol dire che l’ONU sia tutto rose e fiori, appare però evidente ai più, che il principio di neutralità inteso come totale lontananza da qualsiasi istituzione collettiva mostra un po’ la corda. In poche parole, se si vuole ballare in pista e partecipare alla festa, non basta stare seduti ai bordi con in mano una birra sperando che la capitana delle cheerleader ci inviti a un rovente mambo. I nostri valori dovrebbero comunque rimanere gli stessi e sono poi quelli di buona parte del mondo occidentale (vedi dichiarazione dei diritti umani)

https://www.amnesty.ch/it/news/2008/l-anniversario-dei-diritti-umani/i-30-articoli-della-dichiarazione-dei-diritti-umani


La Svizzera dovrà affrontare nuove sfide e grandi cambiamenti in futuro. Lo dovrà fare con intelligenza e apertura mentale, tutte cose che a certi partiti di destra fanno difetto. Collaborare con i propri vicini e con chi condivide dei valori fondamentali, ormai, è un dovere e non più un’opzione.

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