Aria condizionata, un diritto umano

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Quello che un tempo era un lusso, domani (ma in fondo già oggi, pensando alla canicola dei giorni scorsi) potrebbe essere presto considerato come un “diritto umano”. A sostenerlo, anche in maniera un po’ provocatoria, sono gli autori di “Il condizionamento dell’aria dovrebbe essere un diritto umano nella crisi climatica”, pubblicato di recente sulla rivista Scientific American. Con l’aumento delle temperature ci saranno miliardi di persone che avranno sempre più bisogno dell’aria condizionata per poter sopravvivere al caldo infernale. Per cui, ciò che è un bene di lusso, potrebbe diventare un diritto di tutti?

In parte degli Stati Uniti e nel Nord Europa la mancanza d’aria condizionata è soltanto un fastidio estivo. In altre aree del mondo però, come per esempio capita ai Tropici, le ondate di calore durano molto di più e spesso possono rivelarsi perfino fatali. I cittadini di Niamey, la capitale del Niger, lo scorso anno hanno visto il termometro per ben 174 giorni andare oltre i 38 gradi. A Bassora, in Iraq, per 168 giorni. Ad Abadan, in Iran, il 20 giugno si sono toccati i 52,2 gradi, la temperatura più alta registrata finora sul Pianeta nel 2022 e la più alta mai registrata nella storia prima del solstizio d’estate.

Milioni di persone in Asia meridionale sono e saranno sempre più sottoposti allo stress da caldo estremo anche se la temperatura media dovesse salire di solo (si fa per dire) un grado e mezzo. Gli ultimi nove anni sono stati tutti tra i primi dieci anni più caldi mai registrati. E l’Asia meridionale, a marzo di quest’anno, ha anche stabilito un record di ondate di calore raggiungendo temperature infernali, al punto che sono state migliaia le persone morte in Pakistan e India durante le ondate più torride. Ecco spiegato perché queste ondate di caldo record che minacciano centinaia di milioni di persone, rendono vitale l’uso dell’aria condizionata. 

Dobbiamo accettare il fatto che un raffreddamento adeguato è un bisogno umano urgente in un clima sempre più caldo. – si legge nell’articolo apparso sullo Scientific American – Le allerte causate dal caldo estremo continueranno a crescere e sarà necessario l’accesso a una tecnologia di raffreddamento equa per garantire la sopravvivenza e la prosperità economica dei miliardi di persone che vivono nelle regioni tropicali.” Ovviamente considerando anche il fatto che ogni nuovo condizionatore significherà un aumento del bisogno di energia elettrica necessaria per poterlo far funzionare.

Secondo l’Agenzia internazionale per l’energia, avremo quattro miliardi in più di condizionatori entro il 2050. Un’esplosione, “un mondo invaso dai condizionatori d’aria”, che però, sempre secondo gli autori dell’articolo, dovrà essere innanzitutto “un’opportunità per esplorare tecnologie di raffreddamento più ecologiche, più efficienti dal punto di vista energetico, grazie anche all’uso di energia rinnovabile e refrigeranti con un minor impatto climatico, essendo così un motore di equità, crescita economica e transizione verso l’energia pulita”. Altrimenti ci ritroveremmo di nuovo di fronte al gatto che si morde la coda, senza rendersi conto che, quella coda, è sua.

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