Benny Hill save the Queen

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L’istrionico primo ministro inglese Boris Johnson, il Berlusconi della terra di Albione, l’emulo di Donald Trump, ha finalmente rassegnato le proprie dimissioni. Presto si leveranno dalle balle lui e la sua zazzera arancione, colore che in cromoterapia rappresenta l’ottimismo e il piacere dei sensi. Intanto però, anche lui, proprio con Donald e Silvio, dice di aver fatto tutto giusto. Non ha colpe. Boris Johnson formalmente resterà in carica fino all’autunno prossimo, quando sarà nominato il suo successore. Intanto, però, mentre i Conservatori raccolgono i cocci e pensano al futuro, la vera domanda che tutti si pongono è come sia stato possibile che un buffone voltagabbana di tale portata, che ha fatto dell’opportunismo politico la sua cifra stilistica, sia riuscito a governare l’Inghilterra per tre lunghi anni.

Se per l’opinione pubblica ci sono stati almeno un paio di scandaletti di troppo, vedi i festini avvenuti in pieno lockdown nel giardino di Downing Street e più recentemente la questione dei palpeggiamenti omosessuali da parte di un membro del suo governo, la verità è un’altra. Con un’economia in caduta libera e un costo della vita alle stelle, i conservatori non avevano altra scelta se non quella di liberarsi di BoJo.

Con l’inflazione oltre il 9% e una crescita pari a zero nel 2023, non si può certo dire che Johnson abbia brillato in qualità di statista. Colui che aveva dato prova di essere un formidabile giullare di corte, l’inventore della campagna politica che ha portato al trionfo della Brexit, capace, almeno finora, di cadere sempre in piedi, stavolta è scivolata sulla più classica delle bucce di banana.

E forse è anche per questa ragione che, nel giorno dell’annuncio della fine dell’era Johnson, fuori da Westminster, la sede del Parlamento britannico, è stata diffusa a tutto volume la sigla del Benny Hill Show, il programma del celebre comico inglese che del politicamente scorretto, del sessismo e del grossolano umorismo da avanspettacolo aveva fatto la sua fortuna.

Il merito, o la colpa, di questo scherzo è dell’attore Hugh Grant che su Twitter ha chiesto agli attivisti contrari alla Brexit di usare gli altoparlanti per diffondere il tema musicale dello show, per sottolineare la poca distanza di BoJo da un mediocre pagliaccio che ha saputo fare tante promesse ma senza mai davvero mantenerle. Capace di inversioni a U che nemmeno il più spericolato pilota di rally avrebbe mai azzardato.   

Così, oggi, sei anni dopo l’addio all’Unione Europea, la Gran Bretagna è il paese del G7 più di tutti in affanno. La questione nordirlandese, il malumore scozzese e la rabbia dei ceti meno abbienti che si ritrovano con un pugno di mosche in mano, non sono certo di buon auspicio per il futuro, anche se tra i Conservatori il toto-dopo-BoJo si è già scatenato, tutti convinti di poter tornare presto a cantare in coro “We are the Champions”.  Contenti loro, contenti tutti.

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