Burioni, una parabola social

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Blastare. È un altro dei tanti, troppi anglicismi che si sono insinuati nel nostro idioma, facendo dell’italiano una lingua ancor più meticcia, bastarda. Che non per forza è un male, intendiamoci. Ma che, di sicuro, è il segno dei tempi, di un’epoca in cui a spopolare, a diffondersi nel lessico familiare, sono parole come loggare, trollare, spammare e linkare. O blastare. Che nel gergo giovanile e nella lingua di chi sta sui social significa – lo certifica perfino la pagina web della Treccani – distruggere, far saltare in aria. Significa anche attaccare e zittire l’interlocutore dall’alto di una presunta superiorità intellettuale e morale. Cosa che sui social accade di continuo. Ed è ciò che molto spesso ha fatto il professor Burioni.

Ma chi è Roberto Burioni? Virologo e immunologo, il professor Burioni è pure un accademico ma, ai più, è noto soprattutto per essere stato un prezzemolino del piccolo schermo, in tivù ospite fisso di Fabio Fazio soprattutto durante gli anni della pandemia, dispensando nei panni del divulgatore scientifico consigli e verità riguardo ai vaccini. Ed è proprio quest’ultimo aspetto che lo ha reso tanto odiato dalla tribù, soprattutto social, dei no vax. L’ultimo capitolo nel grande libro della vita da “blastatore” del professore è di appena una settimana fa.

Il virologo mediatico più famoso d’Italia non ha potuto fare a meno di rispondere a un deputato leghista. Il politico, in un tweet, aveva detto che avrebbe evitato di sottoporsi alla quarta dose raccomandata per gli over 50 dall’Istituto Superiore di Sanità. Un commento acchiappa like che ha attirato l’attenzione del prode Burioni. Così come già aveva fatto più e più volte in passato, Burioni s’è buttato nella mischia social pronto a menar le mani con il suo solito piglio da “bacchettatore” professionista, attaccando il deputato leghista e facendo scoppiare anche la solita e immancabile polemica social.

“Non posso credere – ha commentato piccato Burioni – che un irresponsabile disinformatore orgoglioso della sua purissima ignoranza come lei sia nello stesso partito di persone per bene come Luca Zaia e Massimiliano Fedriga”. La purissima ignoranza, già. Tutto ciò ha dato vita a un battibecco fatto di commenti biliosi e Nobel da tastiera in cui, a un certo punto, s’è inserita anche Alessia, una ragazza disabile che s’è schierata con il politico leghista. Per tutta risposta, Burioni, ha preso la foto del suo profilo, l’ha ingrandita e ripubblicata in un tweet con un commento sarcastico. “Capisco”. Capisco cosa poi?

Ora, ammesso pure che, se ti butti nell’arena dove tutto è lecito o in cui le regole valgono a corrente alternata, qualche colpo proibito può scappare a chiunque, anche al “El Cid” Burioni, ma la vera questione qui, però, sta a monte. Che senso ha gettarsi nel fango se poi gli schizzi comunque non ti risparmiano. Anzi, come in questo caso, c’è addirittura chi arriva a chiedere la tua immediata estromissione dall’Ordine dei medici. Forse, davvero, l’unica lezione che si può trarre dalla parabola social di Roberto Burioni è che non c’è scampo. I social triturano tutto e chiunque, perfino chi ha fatto del sacro blastare la propria missione.

Nulla come i social sanno scatenare le peggiori pulsioni umane. Ecco perché la voragine che separa la nostra identità digitale da quella di ogni giorno si fa sempre più profonda e incolmabile. Nel frattempo sui profili social si continua a combattere una guerra intestina, tesa ad accaparrarsi like e cuoricini, assecondando la natura ossessivo-compulsiva di ognuno di noi. Pur di aver sempre più like e più cuoricini. Del resto come spiegare in altro modo il fatto che intere schiere di Homo Sapiens, tendenzialmente istruiti, sui social si sono arrogate il diritto di rimettere in riga il prossimo agitando il manganello della competenza. 

Sempre sul filo del bullismo digitale, utilizzando i propri canali con l’entusiasmo di un dodicenne che cerca l’approvazione del proprio gruppetto di amici. Perché io sono io. E voi non siete, ma soprattutto non sapete un cazzo. E quello di Burioni è l’ennesimo esempio di come sia facile rimanere intrappolati nel ruolo che sui social ci siamo ritagliati addosso.

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