Che fine sta facendo Venezia?

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Qui non si parla delle maree che col riscaldamento climatico metteranno sempre di più in pericolo una delle più belle città al mondo. Che fine sta facendo Venezia è ciò che si devono essere chiesti ultimamente i veneziani, o perlomeno gli sparuti superstiti di un popolo che nel tra il 1300 e il 1600 dominò il Mediterraneo.

Venezia è da tempo un chiosco all’aperto, un coacervo di ristoranti, b&b, negozietti, bar e altre strutture acchiappaturisti. La città sembra un granitico Pantagruel che non ne ha mai abbastanza, fagocita turisti come polpette per poi risputarli fuori fino alla nuova infornata. Le cifre sono da capogiro: Venezia accoglie circa 60’000 persone al giorno, per un totale di 21,6 milioni di turisti annui.* E le cifre sarebbero conteggiate per difetto, c’è chi stima in 25 milioni l’afflusso alla città lagunare ogni anno.

Volete un paragone? La città di New York accoglie circa 60 milioni di turisti. Ma New York ha 8,4 milioni di abitanti, Venezia appena 260’000. Facendo le dovute proporzioni, sarebbe come se la grande mela assorbisse annualmente 850 milioni di persone, grossomodo la popolazione totale dell’Europa, Russia compresa.

Se ne era già parlato in passato, ma probabilmente, due anni di Covid-19 con le acque limpide dei canali e i delfini che venivano a giocare nel porto hanno fatto fare qualche sospiro ai veneziani, senza dover passare dal celebre ponte: chi siamo? Dove andiamo? Che futuro vogliamo per la nostra città?

Ed ecco che giocoforza, si sta provando da tempo a sfoltire l’incredibile massa dei turisti mordi e fuggi, degli escursionisti che passano un giorno o poche ora in città. Dal 16 gennaio 2023, vi sarà una tassa d’accesso (a Venezia o alle isole minori come Murano, Burano e Torcello), compresa fra i 3 e i 10 euro a testa. Un modo per selezionare un turismo più danaroso, quello dei pernottamenti, e disincentivare quello giornaliero. Se può sembrare una misura antisociale, c’è da dire che non l’ha detto il dottore che devi mangiarti un panino e distribuire briciole ai piccioni in piazza San Marco.  E dal 1 agosto, dunque tra pochi giorni, sarà d’obbligo prenotare, anche se la tassa non entrerà in vigore fino all’anno prossimo.

A tutti gli effetti, una regolamentazione si fa necessaria, per evitare attriti pesanti tra turisti e residenti e per evitare che Venezia assomigli sempre più a un baraccone da fiera, usurata e degradata da un’afflusso di genti che la Serenissima non ha mai visto nemmeno nel periodo dei suoi maggiori fasti.

E mai fu più precisa e tagliente una descrizione della città, quella fata da Francesco Guccini in, appunto, “Venezia”, del 1981:

“Venezia che muore, Venezia appoggiata sul mare

La dolce ossessione degli ultimi suoi giorni tristi

Venezia, la vende ai turisti…”

Venezia non ha smesso di “venderla” ai turisti, questo è certo. La giunta comunale si è infatti affrettata a ribadire che non ci sarà nessun numerus clausus. Di certo però, la farà “pagare” più cara.

*(Coses, Turismo sostenibile a Venezia, rapporto 141,0, marzo 2009)

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