Curdi, tradimento infinito

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I capi di stato e di governo dei Paesi membri della Nato, riuniti a Madrid lo scorso 29 giugno, hanno approvato un nuovo Concetto Strategico dell’Alleanza Atlantica che ridefinisce proprietà e compiti principali per il prossimo decennio.

Il nuovo approccio strategico stabilisce tre compiti fondamentali per la Nato: 1. Deterrenza e difesa, 2. Prevenzione e gestione della crisi, 3. Sicurezza e cooperazione.

Il documento definisce la Russia come “la minaccia più significativa e diretta” alla sicurezza degli alleati e, per la prima volta, affronta la Cina e le sfide che Pechino pone alla sicurezza, agli interessi e ai valori della Nato.

Sul cambiamento climatico afferma che si tratta della “sfida decisiva del nostro tempo” e che verrà aggiornata all’incirca ogni dieci anni.

Riaffermando i valori dell’Alleanza la dichiarazione fornisce anche una valutazione delle sfide alla sua sicurezza, mettendosi alla guida delle attività politiche e militari.

Quindi, in buona sostanza, lo Strategic Concept 2022 ruota attorno a un mondo con più armi e truppe, più uomini e più mezzi, con nuovi Paesi che entrano a far parte della Nato e quindi più aree del mondo da pattugliare compreso spazio e cyberspazio. Questo vertice ha dunque ridisegnato il piano strategico e l’equilibrio militare di una parte del Pianeta, in pratica riscrivendo un nuovo ordine mondiale.

La nuova Nato comincia inglobando Svezia e Finlandia. Ciò è stato possibile grazie alla Turchia che, facendo due passi indietro, ha tolto il proprio veto all’ingresso dei due Paesi scandinavi e lo ha fatto sulla pelle dei curdi.

In cambio i due paesi si impegnano a consegnare alla Turchia i curdi ricercati, a cominciare da diverse decine di membri del PKK. Secondo punto dell’accordo è l’immediata cessazione del sostegno politico, finanziario e umanitario ai movimenti e ai partiti curdi. Svezia e Finlandia devono anche confermare di condividere la definizione di “gruppo terroristico” per il PKK. E infine revocheranno anche l’embargo alle esportazioni di armi in Turchia, istituito nel 2019 in risposta all’occupazione di una fascia importante in territorio siriano.

Erdogan non è solo il novello sultano della Sublime Porta (termine turca Bab-i A’ali, riferito all’Impero Ottomano fino alla sua caduta nel 1922, esattamente 100 anni fa), ma si è anche rivelato uno scaltro mercante. Senza pudore e vergogna ha alzato il prezzo del suo veto chiedendo in cambio il “via libera” all’estradizione dei membri combattenti curdi, via libera alla loro persecuzione e al loro massacro. Una mossa che lo rimette al centro dell’attenzione della politica internazionale.

Ben presto sapremo che prezzo abbiamo pagato per avere l’assenso di un leader che la democrazia, tanta cara all’Occidente, se la mette tutti i giorni sotto i piedi.

L’ennesima conferma dell’abitudine di Stati Uniti e Occidente di abbandonare gli alleati quando non servono più. O quando mutano le priorità strategiche.

Il popolo curdo vive la sua tragedia da circa 145 anni, sempre usato e manipolato con la falsa promessa di autonomia.

Gli stessi curdi, che per tre anni e più avevano aiutato l’Occidente a debellare l’immondizia jihadista dell’ISIS, e che poi erano stati vigliaccamente abbandonati in preda all’esercito turco, sono stati ancora una volta traditi e consegnati ad Erdogan come merce di scambio.

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