Dall’aborto al clima, parola alla Corte

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Evidentemente deve averci preso gusto. Dopo aver affossato il diritto d’aborto a livello federale, facendo sì che nella maggior parte degli stati governati dai repubblicani diventasse illegale l’interruzione di gravidanza, la Corte Suprema degli Stati Uniti stavolta ha fatto a pezzi un altro tassello fondamentale della politica americana in favore dell’ambiente. I giudici hanno deciso di limitare i poteri del governo contro le emissioni di CO2. Se, in Europa, la guerra in Ucraina sembra essere stata il “tana libera tutti”, riguardo alle politiche energetiche e l’abbattimento delle emissioni di CO2, negli Stati Uniti a fare il gioco di Donald Trump, negazionista climatico dichiarato, è un manipolo di toghe ultraconservatrici che ha fatto del piccone la propria arma per affossare la democrazia, ma anche la speranza in un futuro migliore.

Proprio così. Dopo il clamore sollevato dall’annullamento della sentenza che sanciva a livello federale il diritto all’aborto, la Corte Suprema degli Stati Uniti è tornata all’attacco con un’altra decisione che non può che lasciarci allibiti. L’agenzia federale per la protezione dell’ambiente (Epa) non potrà più fissare i limiti generali alle emissioni delle centrali elettriche a carbone. È questa la decisione che ha mandato su tutte le furie l’amministrazione Biden. 

Un caso che, guarda un po’ la coincidenza, è stato sollevato dal West Virginia e da altri Stati a guida repubblicana da sempre legati a doppio filo con le lobby delle energie fossili. E la sentenza emessa non potrà che azzoppare i provvedimenti fin qui presi per contrastare le emissioni di gas serra. “Devastante”, così, con questa parola chiara e netta, la Casa Bianca ha definito la sentenza. Una sentenza che se ne frega del cambiamento climatico in atto. 

Un passo indietro che non fa che rendere ancora più drammatica la situazione attuale. I ghiacciai scompaiono rapidamente o peggio si sgretolano come biscotti di pastafrolla e intanto la politica fa spallucce. Non sa fare altro. O peggio si oppone a qualsiasi provvedimento che intacchi gli interessi di chi ci ha condotto sull’orlo del baratro. Come negli Stati Uniti dove Texas e Kentucky avevano avviato una causa insieme ad alcune grandi compagnie del carbone per limitare, appunto, i poteri dell’Epa.

L’agenzia governativa d’ora in poi non potrà più fissare i limiti generali alle emissioni delle centrali elettriche a carbone che producono il 20% di tutta l’elettricità degli Stati Uniti. Secondo alcune inchieste giornalistiche dietro alle azioni legali ci sarebbero i soliti noti: le lobby delle aziende che traggono profitto dalle energie fossili. A cominciare dai ricchissimi fratelli Koch, i cui maggiori investimenti sono proprio nelle fonti energetiche più inquinanti e, tra queste, le centrali elettriche a carbone.

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