Dialogo… estivo

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Di

– Ah, ci sei ancora …

Già, il fatto è che questo clima tropicale ha inciso parecchio sulla mia voglia di farne. 

– Maddai … in certi paesi, il nostro in primis, i calciatori già sono scesi in campo. E sul serio, mica per amichevoline. Il campionato è iniziato.

Assurdo.  E in questi orari poi:  alle 16.00 di questi pomeriggi dovrebbe scattare l’allarme canicola («niente sforzi all’aperto») e qui si rincorre un pallone. Sofferenza pura anche solo stare a vedere, possiamo immaginare a giocare. Alla Monte Bre di Lugano domenica scorsa, per l’esordio casalingo dei bianconeri, è stata un’ impresa resistere. 

– Dai non esagerare, altrimenti rischi di essere etichettato come «ecoterrorista» (Pamini mica vive sulla luna). Intanto, e per correttezza, va aggiunto che anche le coppe europee hanno iniziato il loro corso.

Questa non è una novità: tutti gli anni in luglio scendono in campoi club campioni delle Nazioni meno blasonate. Una parvenza di democrazia: ogni paese «deve» essere rappresentato, da Andorra all’Inghilterra  e se una compagine le vince tutte può anche aggiudicarsi la coppa. Molto teorico e praticamente impossibile però proprio un anno fa lo Sheriff Tiraspol si è tolto una qualche soddisfazione . Il problema quest’anno è il Mondiale in novembre, che obbliga ad una concentrazione assurda di partite di club in settembre e ottobre.

– Eccoci in Europa. Il cosiddetto mercato quest’anno non ha strappato titoloni.

Però sono accadute cose ugualmente interessanti. Per la prima volta la spesa più grande non è stata per un «acquisto» ma per una conferma (Mbappé al Paris Saint Germain). Poi i grandi club, non cercate fra questi gli italiani, hanno rinnovato le loro prime punte (City, Liverpool, Barcellona) facendo ricorso a «grossi nomi» (Haaland, Lewandowski, …). In Italia si è verificata una caccia al centrale ed i migliori se ne sono andati (Koulibaly, De Light, forse Skriniar…). E’ un campionato terminale e i più bravi levano le tende, lasciando il posto a vecchietti non ancora da ricovero ma quasi. La realtà è che non ci sono più soldi e si attende di vendere (oramai la cosa più difficile), per poi acquistare. A parte Dybala, che ha dovuto comunque contenere le sue pretese economiche, non vi è stato movimento di rilievo («dal pupone al pupino» si è letto).

– Effettivamente se ne sono lette tante… 

Troppe. Anche tante frottole, cominciando magari dai costi. Ogni tanto sembra di essere dentro il Monopoly, ogni tanto a confronto con «pubblicità regresso»: dietro certe notizie è palese lo zampino di procuratori e/o club interessati. L’unica costante sconcertante, almeno in Italia, è la non voglia di investire nei giovani, e nel gioco. I tempi bui per il pallone azzurro continueranno per un bel po’. Una volta quando si era sul lastrico si ricorreva ai giovani, ora neanche quello. Ma tanto i tifosi amano sognare e queste sono le settimane perfette per questa attività.

– Ma i calciatori non sono troppo esosi ?

Non come il pnesiero comune immagina. I loro procuratori sì, ma i calciatori molto meno. Certi sono ancora bambini e vogliono solo giocare, meglio se nelle competizioni più pregiate. Altri nemmeno sanno quanto hanno in tasca (eppo il perdono o buttano via…). Dipende molto dal loro entourage. Anche se osservando certe dinamiche, tipo essere adulati e viziati eppoi buttati via tre mesi dopo, una qualche ragione loro non manca.  Eppoi nessuno ha mai costretto certi dirigenti a firmare contratti folli … Se poi si esige il loro rispetto … cosa c’è che non va ?

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